Gli anfibi di Marta - racconto ballbusting

 
E' un pomeriggio d'estate e Luca, 15 anni appena compiuti, gironzola per casa in attesa che la sorella torni. Ha assolutamente bisogno del motorino per raggiungere gli amici.
I genitori hanno decretato un motorino solo da dividere in due e questa cosa non gli va giù.
Ma Luca oggi la sta aspettando per dirle espressamente che serve a lui e glielo deve lasciare.
Si sdraia svogliato sul divano, fa caldo ed indossa solo un paio di boxer.
Per ingannare l'attesa comincia a toccarsi un po' finché sente il motorino avvicinarsi. I passi degli anfibi di sua sorella rimbombano per casa. Nonostante il caldo, Marta, non rinuncia ai suoi anfibi.
Anfibi su cui Luca ha già messo gli occhi da un po'. Adora le scarpe di sua sorella, capita spesso gliele rubi, così come i leggins e perché no intimo e collant.
La vede passare e urla “Marta mi vado a vestire mi devi lasciare il motorino!”
La sorella non lo degna di uno sguardo, per lei lui nemmeno esiste. Va verso il bagno e comincia a spogliarsi. Toglie gli anfibi e slaccia la camicetta.
“Marta” urla lui inseguendola e bloccandola dalla spalla “hai capito?”
Lei si gira e lo guarda come si guarderebbe un insetto un po’ schifoso da schiacciare.
“Luca non rompere! Io devo uscire di nuovo e il motorino resta a me!” urla lei sventolandogli le chiavi in faccia.
Lui la odia profondamente e urla a sua volta “Non è giusto l’hai avuto fino ad adesso, ora tocca a me!” si è vero la odia, ma la adora anche un po.
Inizia una discussione e un piccolo scontro fisico con qualche spintone e Luca non perde occasione per osservare e toccare le forme di sua sorella.
Quel bel seno che tanto lo fa eccitare nei sogni, quei piedini soffici e morbidi che vorrebbe adorare e quegli anfibi da ci vorrebbe essere schiacciato.
Non hai idea del perché si stia facendo questi pensieri mentre le urla in faccia ma il corpo risponde e sotto i boxer qualcosa che non può contenere già lo manda fuori di testa.
Luca è più alto e Marta è in svantaggio. Con Un salto le ruba le chiavi , lei ci prova a riprenderle ma lui si gira e se ne va.
“Fregata!” urla Luca “adesso lo uso io”.
Marta ancora non risponde e torna in bagno.
Luca convinto di aver vinto corre in stanza e inizia a vestirsi.
Per alcuni minuti la casa è silenziosa, la lite è finita. Ognuno pensa a se.
Luca è pronto ad uscire ma ancora non sa cosa sta per accadere.
Va verso il bagno, la sorella non è più li.
Si sistema i capelli, si guarda allo specchio, fa tintinnare le chiavi de motorino che tiene ancora in mano.
Esce dal bagno sicuro di sé e vede Marta davanti a lui. Non capisce bene cosa sta per accadere vede solo il ginocchio di sua sorella che si alza e l’anfibio che punta dritto alle sue palle.
E’ un secondo è cade a terra. Non riesce nemmeno a respirare. Non può nemmeno urlare, il dolore è cosi forte che non riesce a ragionare. Porta le mani in mezzo a difesa di ciò che ormai è già stato annientato.
Marta gli prende le chiavi che ancora Luca tiene in mano, si gira e se ne va.
Lo lascia li, a terra, sul pavimento.
Passano 10 lunghi minuti, Luca ha sentito chiaramente il motorino riaccendersi e sua sorella andare via ma il dolore è ancora li, soprattutto alla palla destra.
Non riesce ad alzarsi, non riesce a piangere, non riesce a fare nulla se non stare rannicchiato con le mani in mezzo alle gambe.
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Dopo un tempo che pare infinito Luca si alza dal pavimento.
E’ ancora solo in casa e spera che nessuno torni.
Raccontare l’accaduto a qualcuno sarebbe troppo imbarazzante.
Si mette seduto e cerca di levarsi i pantaloni, sente che sfregano e gli provocano ancora più dolore.
Con una lentezza esasperata riesce levarli e a staccare i boxer dalla pelle. Ha quasi paura a guardare.
Con delicatezza si sfila i boxer, ma non riesce a toccarsi, il dolore è troppo ancora.
Resta così mezzo nudo sul pavimento per ancora mezzora.
Non sa bene che deve fare e non vuole guardare.
Quella stronza, pensa, e nemmeno è tornata indietro.
Ad un certo punto si alza e si guarda allo specchio. Il dolore l’ha sconvolto.
Con cautela si alza le palle e ci mette sotto una mano. Urla.
La palla destra è viola e la sente pulsare.
Va in camera e si sdraia sul letto.
Il pomeriggio trascorre lentamente.
La sera a cena Marta ha un sorriso compiaciuto ogni volta che i loro sguardi si incontrano.
Luca ha decisamente paura. Il dolore non svanisce nemmeno nei giorni seguenti e la palla destra è sempre violacea.
Cerca di stare lontano dalla sorella il più possibile ma ogni volta che devono condividere qualcosa lui è praticamente un tappetino.
Marta lo minaccia di continuo “Luca vado a prendere gli anfibi?” “Vuoi provarli ancora?” “Ti ricordi cos’è successo l’altro giorno vero?”.
Luca le lascia fare praticamente tutto quello che vuole.
Si vergogna tantissimo e ha paura che lei lo racconti agli amici per cui diventa praticamente il suo schiavetto.
Ma nonostante i giorni passino e il dolore lentamente svanisca, il gonfiore e il colore violaceo alla palla rimane li. L’orgoglio è già in frantumi ma l’idea di dover dire alla madre una cosa del genere lo terrorizza.
Non saprebbe nemmeno come affrontare il discorso, senza pensare all’idea poi di doversi calare i pantaloni e mostrare l’accaduto. E nemmeno pensare all’umiliazione di fronte alla sorella di essere corso da mammina.
No Luca è convinto, non deve saperlo nessuno.
Nel frattempo teme e brama quegli anfibi sulle sue palle.
Li vuole e li allontana dalla mente. Li vede ai piedi della sorella, li annusa e li lecca quando lei non i mette e li lascia in giro, e se non fosse per quel gonfiore ancora evidente, avrebbe una strana voglia di tirarseli ancora li.
Sogna e gode dell’accaduto per molto tempo.
Anni dopo sa che la sua passione per il ballbusting è iniziata così!
La sorella ha due anni di più e va a finire che lo usa quasi sempre lei.
Le palle le sente pesanti e gonfie.


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