Un baby /Incontro DL

 


L'ansia è palpabile mentre la macchina si avvicina al parcheggio della camera.

Parliamo da un po' vero, ma in realtà non lo conosco per niente.

Però ha una cosa che voglio.

Il mio ciuccio.

Mio ma l'ha comprato lui s'intende.

Però adesso lo voglio.

Il ciuccio, è così tanto tempo che non ne ho più uno.

Niente di male, mi dico, un ora al massimo e ce ne andiamo, se non va pazienza, mi prendo il ciuccio e addio.

Egoista in fondo lo sono sempre stata, non è una novità.

Siamo entrambi imbarazzati e non sappiamo bene cosa dobbiamo fare.

Ho giocato mille e non più mille volte eppure ci sono ancora cose che mi mettono in difficoltà, che mi rendono impacciata.

Un cambio pannolino, ovvio lo so come si fa, ma omg che devo fare in questo caso.

Giriamo per la minuscola stanzetta un po' a caso.

La tensione aleggia ovunque.

Eppure lo guardo e decisamente lo vedo da subito.

Un baby in un corpo da adulto.

Non so perché ma mi è subito evidente.

Voglio il mio ciuccio subito.

Ha scritto il mio nome sulla confezione come io gli ho detto di fare.

Super cute.

Il ciuccio nella mia bocca è perfetto. Non me ne privo.

Qualsiasi movimento faccio ho il ciuccio.

E’ una strana sensazione avere il ciuccio come lui.

Mi propone un pannolino con qualche disegnino e accetto anche quello.

Non mi fa impazzire ma lo trovo cute lo stesso.

Poi .. non so come iniziano le cose ma improvvisamente siamo a letto, lui rannicchiato sopra di me col suo pannolino... e lo sto allattando.

Ciuccia come solo un baby fa.

Sgambetta come solo un baby fa.

Muove le cosce strusciandole contro il cuscino, sembra vada a tempo.

Lo guardo e non so la sensazione che provo è dolcissima.

Mi sa di coccole, tante coccole.

Lo accarezzo dolcemente, facendomi trasportare dal momento.

Scopro la sua vulnerabilità pian piano.

Lentamente il suo corpo reagisce a come e dove tocco.

Studio, osservo e a tratti godo.

Le mie mani sul suo pannolino, strusciano, esplorano.

Quel “pat pat” mi fa impazzire.

Il suo imbarazzo è un piacere sottile che riempie la stanza.

Poi quel solletico mentre tiene il ciuccio in bocca.

Le mie mani che si muovono sul suo corpo cercando le zone in cui lo soffre.

“Un bravo bambino fa venire la sua mamy” dico e obbedisce.

Tra borotalco, pasta hoffman e salviettine c’è un biberon.

Uno di quello con i manici e i disegnini.

Lo riempie di acqua.

Bevi, bevi, bevi che devi riempire il pannolino, penso.

Però poi lo prendo io. Voglio provare.

L’acqua non sta bene qui. Immagino latte e plasmon.

Uso un ciuccio e bevo da un biberon.

In un attimo realizzo.

Dirigo ancora il gioco?

Ma è così importante mi domando?

Mi sento improvvisamente alla pari.

E non è assolutamente male.

Guardo i pannolini sul letto.

E mi dico ma in fondo perché no?

Indecisa e forse un po’ impaurita ne prendo uno e lo apro.

“Me lo metti?” chiedo.

Impacciato e imbarazzato mi leva gli slip e mi mette una M EGOSAN.

Imbarazzata pure io non ero pronta a restare nuda.

Eppure eccoci qui.

Mi sto facendo mettere un pannolino e non sta capendo esattamente cosa sta accadendo, accade e basta.

Avere il pannolino è una sensazione così avvolgente, una coccola.

E poi…

Non lo so ho indosso un pannolino e non capisco bene che devo fare.

Lui mi esorta ad usarlo.

La pipi è li, la sento, ma rilassarsi sembra improvvisamente così difficile.

E’ una contraddizione. Mi sento a mio agio ma resto li per un tempo che mi sembra infinito.

Lascio andare. Caldo. E’ una sensazione deliziosa, eccitante appagante.

E non finisce quando smetto di fare pipì semplicemente muta.

La parte razionale prendo il sopravvento.

OMG non ci credo ho appena fatto pipi in un pannolino davanti a un perfetto sconosciuto praticamente.

Tra tutto quello che avrei potuto fare questo è esilarante, sconcertante ma così cazzo eccitante.

Per un attimo mi sembra di aver fatto cosi tanta pipi che credo di aver bagnato il letto.

Mi vergogno un po’ per cui lo dico. Cazzo spero di non averlo bagnato davvero non ce la farei.

Ma no .. tocco ed è asciutto. Ma.. sfioro il pannolino bagnato che ho indosso.

Che sensazione mi da? Mi tocco, sento il peso. Continuo a passarci la mano, guardo come è cambiato il colore.

Razionalizzo di nuovo. Cazzo non ci credo.

Mi pare di stare sulle montagne russe tra il “non è successo veramente” e il “oddio ma quanto è stato bello?”.

Improvvisamente non mi va di toglierlo. Non mi da per niente fastidio, anzi.

Non mi sembra più cosi strano ed è come se queste cosa in qualche modo io l’avessi sempre voluta provare.

Mi impongo di godere il momento e non razionalizzare perché altrimenti prendo la porta e me ne vado.

Ma non voglio farlo.

Indosso un pannolino che io stessa ho bagnato, sono su di giri, ho il mio ciuccio e voglio sperimentare.

Voglio tenerlo così bagnato e muovermi, voglio godere di nuovo anche solo di pancia ma voglio provare ogni sensazione.

Lui di nuovo sdraiato.

Pannolino io pannolino lui.

Salgo su di lui, il contatto dei due pannolini mi lascia un attimo così quasi senza parole.

Toccare, palpare, strusciare, stringere.

Ho un pannolino e sono sopra ad un uomo con un pannolino.

Arriva il momento di toglierlo. E non so. Voglio e non voglio.

Devo e non devo.

La sensazione è cambiata ancora. Sento un peso quasi più freddo.

Parte dell’eccitazione mi ha lasciato.

Voglio me lo tolga lui. Una forma strana di imbarazzo mi assale.

Io baby comunque non mi ci sento e non ci riesco.

Quelle gambe aperte che non riesco a tenere, la salviettina che non sopporto.

Eppure mi eccito di nuovo.

Rivoglio i miei slip.

E’ un attimo e non so che mi succede o forse lo so benissimo.

Il cambio che ho fatto concludere in poco mi è piaciuto eccome.

Solo che lo ammetto a me stessa ora, mentre lo scrivo giorni dopo.

L’apertura del pannolino è stata così strana.

L’odore, la vergogna fugace, quel suo “se non apri le gambe non riesco”.

Sprofondo un attimo ma mi godo l’istante.

Cazzo ma non ero io a dirigere il gioco?

Sto sdraiata a farmi togliere un pannolino e la razionalità torna.

Mi alzo di scatto. L’odore della pipi lo sento ovunque ma la cosa che più mi da fastidio è sapere che è il mio odore.

Voglio il mio pannolino fuori da questa stanza.

“Buttalo” dico.

La complicità tra noi ormai c’è, la sentiamo entrambi.

Tra risate, imbarazzo, eccitazione che continua, nessuno dei due se ne vuole andare.

Il mondo chiama mentre parliamo di qualunque cosa come fossimo amici di lunga data.

In queste ore, tra queste mura, abbiamo creato qualcosa di speciale.

Abbiamo provato qualcosa che non dimenticheremo.

Come ultimo step io cambio lui. Ed è così eccitante vedere il suo sguardo un po’ perso quando lo faccio mettere di lato anziché con le gambe alzate.

Si, io resto medical, non baby del tutto.

Le mie preferenze sono bizzarre, altalenanti.

Ma è così bello esplorare questo mondo in tutte le sue sfaccettature.

Una strizzata di palle avrei voluto darla ma ahimè non si può avere tutto.

Alla macchina lui ci torna con un bel pannolino sotto i pantaloni.

Alla macchina io ci torno soddisfatta.

Forse non ci rivedremo più ma una cosa è certa, questo incontro è servito a entrambi.
















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