La cena - Giulio e Valeria - racconto erotico

Nella prima parte di questa serie di racconti ( il capolavoro) ho spiegato come questi sono nati.

Ribadisco solo 18 + , spanking, disciplina domestica , genitori severi, sorella maliziosa e fratellino imbarazzato.

In molti mi hanno chiesto perché "dipingessi" dei genitori così sadici e severi, ed io ho spesso riposto che per me questo ancora non è niente. 

Altri mi fanno notare che dei ragazzi si ribellerebbero ad una situazione del genere.

Vi ricordo che è sempre e comunque fantasia, e proprio perché lo è, i due protagonisti sanno bene che è inutile ribellarsi perché sono i genitori a dettare le regole.

In questi racconti funziona così.

Se lo volete in audio è qui audioracconto


 - A cena -

Ora di cena.

Lo so, ma non posso spegnere il pc.. non ora.. Ora di cena passata da cinque minuti.

Giulio, Valeria, venite giù” ci si mette pure mia madre a gridare. Assolutamente svogliato spengo e scendo.

La solita scenetta famigliare di ogni sera.

Mia madre corre avanti e indietro dalla cucina sistemando le cose. La osservo dalle scale. Mi è sempre piaciuta e con me ha un rapporto del tutto particolare. E’ una donna sulla cinquantina, per me rimane sempre molto bella, ha ancora un fisico invidiabile e nonostante la mia arroganza nei suoi confronti, le voglio bene; a volte la provoco apposta. Casalinga, forte di carattere, ha sempre usato metodi duri per educarci.

Mio padre, seduto capotavola è un uomo severo, cattivo, che non dimostra mai affetto, l’unico pensiero per lui è lavorare; condivide i metodi di mia madre.

E poi c’è lei, mia sorella, Valeria. Aggraziata come al solito scende le scale, ha un anno più di me ed è assolutamente divina. Slanciata, un bel seno, gambe snelle, indossa un vestitino corto ma per nulla volgare, i capelli sempre raccolti e quegli occhi color nocciola fanno di me un suo piccolo schiavo, anche se lei non lo sa. Di buon carattere, orgogliosa, siamo molto legati.

Seduti a tavola iniziamo a cenare. Mio padre solitamente silenzioso chiacchiera con Valeria della scuola mentre io continuo occhi bassi a mangiare, non ho voglia di domande, ma ad un certo punto il discorso si sposta su di me “Allora Giulio sei pronto per domani?”; guardo mio padre un po’ incerto, non so nulla “domani?” richiedo.

Mio padre guarda mia madre che non lo lascia nemmeno parlare Avanti lo sai comè Giulio, gliel’avrei detto prima di andare a letto.

Comincio a preoccuparmi mamma esattamente cosa dovevi dirmi?.

Senza rispondermi si alza e sparecchia, odio quando fa così; “per favore qualcuno mi dice cosa devo fare domani?” guardo mio padre e poi mia sorella con aria un po’ spazientita; “te lo dice tua madre dopo” mio padre si alza e va davanti alla tv segnale che con lui la conversazione è finita, mi resta mia sorella..

Allora? Vale andiamo dimmi che devo fare?” sottovoce “Non posso dirtelo io lo sai..” stiamo bisbigliando “dai ti prego.. è qualcosa che ho fatto?” comincio a passare in rassegna ogni azione degli ultimi giorni ma a parte sculacciate già prese non trovo nulla per cui possa essere ancora punito.

No no ma è qualcosa che devi fare.. la fai una volta all’anno, lo sai no?” ora capisco; blocco, terrore, paura, rabbia “no, no..!” appoggio la testa al tavolo “non me lo dire!”; mia sorella mi accarezza la testa “dai io l’ho fatta il mese scorso, non è così dura!”.

Dalla porta compare nostra madre, grembiule ancora indosso ci coglie di sorpresa. Guarda con severità mia sorella “Da quando le comunicazioni famigliari le dai tu?” Valeria si azzittisce di colpo sostiene lo sguardo, sta per accadere la catastrofe penso..

Mamma è colpa mia, le ho detto io che volevo saperlo, è solo colpa mia.. e poi, poi non l’ha detto.. io ancora non lo so” cerco di salvare la situazione ma con mia madre non funziona mai “tu non intrometterti, con te i conti li faccio dopo; credi di prendermi in giro?” sguardo che mi fulmina, mia sorella mi da un colpetto come a dirmi di tacere “mamma non è giusto che le cose gliele dite sempre all’ultimo, in fondo le deve sapere” “E pensi che sia giusto le sappia da te?” “no.. chiedo scusa” Valeria abbassa lo sguardo, le cose si mettono male; guardo attonito lo scambio di battute tra mia madre e mia sorella, non posso credere che è solo colpa mia.

Sento Valeria che ribatte di nuovo “non è giusto però come ti comporti con lui! E’ vero non sono io che devo dire le cose, ma se lui me le chiede io non sto zitta.” non è la prima volta che mi difende ma le parole sono decise.

Cala il silenzio per qualche secondo, la tensione è altissima.

Poi mio padre con il suo solito muoversi lento si alza dal divano. “Valeria, posizione!” basta una sola parola che per noi è da sempre un comando, un’imposizione, a farci comprendere che sta per arrivare una dura punizione. Non si discute più, ma questa volta non posso lasciare la situazione così e almeno ci riprovo papà, sculaccia me, sono stato io a chiederglielo!.

Silenzio.. solo un gran silenzio.

Mia sorella con molta dignità si mette in posizione senza dire una parola. La invidio a volte, lei non piagnucola, non implora, non lo fa mai, non è una che ti da soddisfazione. Appoggia le mani al tavolo, stende la schiena, divarica le gambe ed attende. Mentre guardo comincio pian piano ad eccitarmi.. fatico a mantenermi composto mentre la mia mano comincia a giocherellare sui jeans, pensando erroneamente che nessuno faccia a caso a me, ma mia madre se ne accorge subito “Giulio vedi di non eccitarti per favore!” arrossisco subito e imbarazzato mi sposto, la dove so che devo stare. Quando viene punito uno di noi due in presenza dell’altro, il non punito deve stare dietro ed osservare tutta la punizione. Dalla mia posizione vedo il bel fondoschiena della mia sorellina che attende impaziente. Il sedere è ancora coperto, immobile ma mio padre prende posizione e le solleva il vestitino. Piccolo fremito di mia sorella. Ora l’unica protezione sono un paio di slip sottili che lasciano intravedere le natiche. So che non rimarranno a lungo li. Con molta lentezza si sfila la cintura dai pantaloni e la piega in due. Sono molto eccitato, l’erezione spinge nei pantaloni mentre guardo la scena, gli occhi di mia madre puntati su di me. Mi sento comunque colpevole ed ho davvero paura per lei.

Ho come l’impressione che nemmeno io rimarrò impunito stasera e l’idea di ritrovarmi nella stessa posizione con Valeria che guarda mi fa già sentire la pesante umiliazione di ciò che potrebbe accadere.

Nel silenzio più totale la voce di mio padre è come una sberla “molto bene signorina prima di cominciare vediamo di ripetere” dietro di lei, cintura in mano, le accarezza le natiche.

Cosa non devi fare?” questa è la solita domanda tipica con cui inizia mio padre ogni punizione; ci si può immaginare la risposta ma non sarà mai quella che lui ha in mente.

Valeria risponde subito “non sono io che devo dire a Giulio quel che deve fare” silenzio.. poi improvvisa secca e credo dolorosa arriva la prima sculacciata con la mano.

Sbagliato!”

Valeria sobbalza, geme leggermente ma resta salda “non sei tu che devi dare nessun tipo di informazioni in questa casa, chiaro? il tono è duro si papà. Ora forza, solleva bene il sedere, divarica le gambe e iniziamo” Mia sorella si sistema meglio, obbediente senza protestare ma comunque rassegnata e mio padre comincia.

La cintura fende l’aria e schiocca ogni volta che colpisce il sedere di mia sorella.

Una, due tre.. dieci.. venti volte…

Mio padre colpisce con precisione entrambe le natiche con ogni colpo e non da spazio al riposo per il povero culetto di mia sorella.

Valeria si agita, geme, muove il sedere ondeggiando ma non fa una piega. Dopo venti colpi non chiede pietà e non piange, al suo posto io sarei già piegato per terra chiedendo di smettere. Chiudo gli occhi ogni volta che la colpisce. Non sopporto il rumore che fa.

Quando la cinghia si ferma lei non si muove tiene le mani ancorate al tavolo. Mio padre le abbassa le mutandine fino alle ginocchia. Adesso ha un piccolo cedimento ma orgogliosa anche nell’imbarazzo, con voce ancora alta, dice solo “papà no!”; mio padre non perde occasione e la sculaccia con la mano silenzio.

Dalla mia posizione posso vedere bene lo spettacolo che l’intimità di mia sorella offre. L’erezione diventa incontenibile e sfuggendo lo sguardo di mia madre la mano ritorna a sfregare sui jeans. Quando poi le fa divaricare ancora le gambe, la lascia completamente esposta alla mia vista. Il suo sesso è perfettamente depilato e sembra già essersi bagnata, come tra poco potrebbe accadere a me. Il culetto già arrossato, si riempie di segni dopo altri 30 colpi che Valeria con fatica sopporta. Vedo che si contrae di continuo muovendosi con piccoli sobbalzi ad ogni colpo. La mia eccitazione è al massimo. Valeria geme ma non parla, mi immagino il suo imbarazzo nel sentirsi così; esposta ed in balia non solo di mio padre ma anche di me e mia madre che osserviamo la scena.

Dopo 50 colpi totali mio padre si ferma.

Incurante di ogni cosa continuo dolcemente ad accarezzarmi.

Le accarezza le natiche e le da due colpetti. Segnale, punizione finita. Mi riprendo un attimo mentre mia sorella si ricompone.

Si solleva, ora è chiaro quanto imbarazzo abbia provato, occhi lucidi e faccia rossa.

A questo punto ci sarebbe il castigo ma stranamente mio padre fa rivestire mia sorella che con un gemito si copre tirando su le mutandine ;la vedo che si accarezza le natiche, dolorante ma senza dire una parola. Concentrato come sono su di lei ripensando al suo culetto e alla mia erezione nemmeno mi accorgo che mio padre mi prende per un braccio e mi tira verso il divano. E’ un attimo e mi trascina con forza, nemmeno il tempo di protestare. Mi da due sberle e di colpo velocemente mi abbassa i pantaloni e i boxer; l’erezione esplode in un attimo non ho tempo di coprirmi perché comincia a battere sul mio pene duro con la cintura. Il dolore che sento è atroce ma non è nulla al confronto dell’umiliazione che provo girandomi verso Valeria che sta fissando la scena, occhi spalancati. Passato lo sgomento comincio ad urlare per il dolore e mi divincolo con l’unica conclusione di sbattere contro il divano e cadere. Per terra con i pantaloni calati e l’erezione che ancora pulsa mi copro un po’ e piangendo imbarazzato comincio ad implorare, mentre mio padre non smette di colpirmi ovunque. Mi odio per non essere forte come lo è stata lei ma è troppo per me. “Papà ti prego sculacciami.. ma non li fa troppo male..” perso cerco lo sguardo di mia madre chiedendole un aiuto che so che non arriverà. Mi difendo come posso ma ho, come sempre succede, una voglia immensa di venire, di toccarmi nonostante le conseguenze. Ad un certo punto mio padre mi fa alzare di forza e mi fa sdraiare pancia sotto sul divano. Fatico ed inciampo, è lui che mi tiene su.

Guarda mia madre “spoglialo e prepara il divano” si allontana. So che userà la bacchetta. Mia madre mi sfila le scarpe “mamma fallo tu. sculacciami tu per favore, non lui, fallo tu, per favore andiamo di sopra, è mamma, andiamo su..” le mie richieste inascoltate proseguono mentre mia madre mi spoglia come un bimbo, resto solo con la maglia; non protesto ma la vergogna è insopportabile, vorrei solo mia sorella non guardasse. Mi mette due cuscini proprio dove l’erezione continua a pulsare con l’unico risultato di farmi venire ancora più voglia. Gemo e sobbalzo un po’. Mi sento in balia dello sguardo di mia sorella che so essere dietro di me. Non sopporto di stare così, sedere alzato pronto per essere colpito.

Dopo un tempo che mi sembra interminabile mio padre ritorna. Bacchetta alla mano fende l’aria. Niente domande per me, si inizia subito “apri bene le gambe” ordina “Papà, solo non in mezzo per favore” imploro ancor prima di iniziare. Mi sento davvero sciocco. Lui nemmeno mi risponde e comincia a colpire prima lentamente poi sempre più veloce. Non è metodico colpisce dove capita; in mezzo, in alto in basso, ai testicoli, non fa differenza. Mi agito, vorrei avere un po’ di dignità come Valeria, ma io non sono come lei. Tiro i piedi, stendo le gambe ma a nulla serve; il bruciore che provo mischiato ad un incredibile voglia di godere mentre il mio pene durissimo sfrega sui cuscini mentre sobbalzo, sono sensazioni che sanno di immenso piacere mischiato ad una dolce e lenta sofferenza.

Dopo poco comincio a gridare cercando di chiudere un poco le gambe che mio padre mi fa costantemente tenere spalancate. Improvvisamente mentre urlo così sento che l’orgasmo è vicino, ma non voglio che nessuno si accorga.

Mentre penso queste cose il mio fisico ha vita propria e non posso fermarmi. Assecondo le bacchettate mentre lascio che l’orgasmo esploda. Dura poco il momento esaltante. Comincio a chiedermi chi se n’è accorto o se, se ne accorgerà qualcuno. 50 bacchettate ho il sedere rosso fuoco, un bruciore indescrivibile, non sono più eccitato e quel che mi rimane è solo un’immensa vergogna.

Mio padre si ferma. “in piedi” ordina. Dolorante mi alzo, cerco di asciugare le lacrime. Mi copro con le mani, so di essere sporco, prego che nessuno lo veda ma mio padre lo sa fin troppo bene “Vedo che ti è piaciuto, dobbiamo ricominciare?” resto in silenzio testa bassa sperando che tutto finisca in fretta.

Come ogni volta arriva la domanda, stasera però solo alla fine  

“Cosa devi fare Giulio domani?”

la visita medica papà!”.




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