Se la sfiga ci si mette - I cannibali di Krasnodar

Di fronte alle nostre piccole perversioni, alle parafilie che abbiamo, ai nostri oscuri segreti ci comportiamo tutti per lo più nelle stesso modo.
Cartelle segrete su pc e cellulari, foto nascoste o che cerchiamo di nascondere mentre scorriamo tranquillamente la galleria, cercando l’immagine del gattino che qualcuno ci chiede ad un pranzo di famiglia.
E se per sfiga quel cellulare va nelle mani sbagliate? 
E non solo non siamo dei santi ma siamo proprio nell’illegalità completa? 
Inutile dirlo signori siamo in merda, ma ci navighiamo proprio bene dentro.

Ed è quello che succede a Dmitry e Natalia.
Piccolo passo indietro, dove siamo? Krasnodar, cittadina della Russia.
Dmitry si perde il cellulare. 
Può capitare è solo un oggetto non prendiamocela? Col cavolo sto positivismo, considerato quello che conteneva. E che fine fa sto telefonino?
Ottobre 2017, Roman e i suoi colleghi, operai stradali, stanno finendo di lavorare e come tutti in tutti il mondo non vedono l’ora di smontare e andare a casa. 
Ma Roman, incuriosito da un luccichio sull’asfalto, ecco che trova un cellulare. E cosa fa? Quello che faremmo tutti! Cerca di capire di chi è..
La sim non c’è quindi perché non andare a sfogliare la galleria e le foto? 
E BAM ecco che appare un uomo (Dmitry  si scoprirà in seguito) con la testa mozzata di una donna, con mani e piedi amputati, pelle umana...
Tutto quello che Dmitry voleva tenere nascosto era li.. visibile non solo a Roman e ai colleghi ma tra poco al mondo, considerato che giustamente, Roman al posto di andarsene a casa porta il cellulare alla polizia.

Ma chi è Dmitry? Cosa fa? Dove vive?
Classe 1982, operaio tuttofare, vive con Natalia, classe 1975, che invece era cuoca e infermiera, licenziata per alcolismo.
Vivono nel dormitorio dell’istituto superiore dell’aereonautica militare di Krasnodar, dove lavorava Natalia. Abusivamente quindi.
Vivono insieme dal 2012
Ma di chi è la testa mozzata nella foto? Chi è quella donna?
Inizialmente Dmitry prova ad inventarsi una fantomatica storia non meno agghiacciante della foto, secondo cui avrebbe trovato il cadavere già decapitato in una foresta e si sarebbe portato a casa i resti umani per farsi delle foto. 
Alla fine cede e confessa.
La donna uccisa più o meno un mese prima è Elena, cameriera classe 1982. Dopo fiumi di alcol Natalia e Elena, litigano e Natalia dice al marito di ucciderla, ma partecipa anche lei, quindi accoltellano e smembrano la povera Elena, tenendo alcuni resti in casa e altri buttandoli nella zona circostante.
Questo per quanta riguarda l’omicidio.

Adesso la storia prende due strade e ve le racconterò entrambe.

Versione che si conosce in via diciamo ufficiale. 

Cosa accade dopo che Dmitry confessa? Perquisizione ovviamente.

Cosa trovano in casa .. frammenti di un corpo umano in soluzione salina, cibo e parti di carne congelata di origine sconosciuta. Nel seminterrato della casa e nel territorio attiguo sono stati trovati e sequestrati i resti del corpo di Elena.

Inizialmente vengono accusati per omicidio, poi per omicidio di gruppo. Gli investigatori rivelano che i resti trovati in casa appartenevano ad una persona. Insomma passano nella lista dei crimini gravi e di una certa importanza.

Sappiamo Dmitry è condannato a 12 anni Il 28 giugno 2019 in un carcere di massima sicurezza con controllo psichiatrico ovviamente. Muore però nel 2020, in carcere. Natalia è stata condannata nel febbraio 2019. Il tribunale l'ha giudicata colpevole di incitamento all'omicidio. È stata condannata a 10 anni in una colonia penale e un anno e mezzo di carcere.

Adesso veniamo a quello che non è ufficiale ma trapelato. 

Al “sembra che” ... 

Al “forse hanno detto che” ...

Al “in casa c’era anche”.. e iniziamo proprio da qui. 

Ricordate che queste sono le classiche voci di corridoio, quelle non confermate dagli inquirenti.

Ci dicono che..

In casa trovano

A)19 pezzi di pelle umana

B) 7 parti smembrate di un corpo umano

C) cibo in scatola con carne umana

D) ghiandole mammarie in scatola e dentro una soluzione salina

E) alcune ricette di cucina, dove erano descritti alcuni piatti a base di carne umana

F) resti smembrati di cani e gatti

Sembra che i due tenessero anche dei video tutorial su come cucinare carne umana, video che poi finivano nel deepweb.

Si facessero selfie con i piatti di carne umana, con i resti.

Sembra che abbiano confessato l’omicidio di almeno 30 persone e il modo in cui le adescavano.

Da annunci su internet, luoghi insospettabili. La vittima la facevano ubriacare, la portavano in un luogo abbandonato, senza lasciare tracce . In questo luogo la assassinavano e iniziavano il processo di smembramento. Infine portavano la carne, nella loro abitazione, per essere consumata o conservata.

Natalia avrebbe servito carne umana nella scuola dove lavorava. E ne avrebbero addirittura venduta. Da domani mi chiederò chi ho nel piatto insomma.

A conclusione vorrei portare un articolo di Ilaria Gaspari, pubblicato su il librario.it, dal titolo “il cannibale che ci portiamo dentro”lo trovate cliccando sul link per leggerlo tutto, io ve ne giro un trafiletto.

"Accettare che siamo quello che mangiamo è già di per sé abbastanza complicato; ma ancora più complicato è immaginare che, alla fin fine, in teoria e qualche volta pure in pratica, sarebbe possibile anche l’inverso – mangiare quello che siamo. L’idea che qualcuno addenti le nostre carni, confine e misura di quella costruzione fragile e prepotente che è la nostra identità, e l’ipotesi di ritrovarci di fronte a un manicaretto di carne umana, di assaggiarla addirittura – magari fuorviati dalla convinzione che si tratti di qualche ‘innocua’ costoletta suina o di una spalla di bovino – sono ugualmente perturbanti e fascinose: minacce impalpabili e avvincenti, orripilanti fino a risultare insostenibili.

Di fronte all’idea del cannibale, anzi, addirittura alla sua ipotesi – all’ipotesi che una pratica tanto mostruosa sia possibile – fateci caso: reagiamo nel modo più infantile che ci sia. Cioè con il disgusto: ma un disgusto svergognato, deliziosamente morboso, che ci dà la voglia di saperne di più, di osservare di più. È il ribrezzo nella sua forma più antica, un’emozione puramente regressiva: ibrido di fascinazione e orrore, di attrazione per dettagli da brivido da centellinare con la lentezza attentissima con cui nell’infanzia potevamo sfogliare un libro di favole."

Mi fermo qui ma vi invito a leggere tutto l’articolo perché, come dice il sito, ci racconta quanto sia perverso, potente e irresistibile il fascino che spira dalle storie di cannibalismo – e soprattutto, quanto si avvicini al piacere proibito di pensare l’impensabile…”.






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