Sylvia Likens - quando le parafilie diventano orrore

Sono poche le storie che mi sconvolgono e questa è una di quelle.
Mi ha sconvolto a tal punto che ci ho pensato la notte e sono andata a cercare altre  informazioni su questa storia.
Perché decido di raccontarla? 
Decido di raccontarvela perché questo è il caso del famoso passaggio da parafilia a disturbo parafiliaco; quando i pensieri diventano azione, si trasformano in realtà e faccio del male, faccio un danno a qualcun altro.
Penso che la storia di questa ragazzina ci deve ricordare e ci deve insegnare che non bisogna mai sorpassare il limite.

La storia di Sylvia Likens la trovate dappertutto. Film, libri forse anche una serie tv.
Documentari in italiano anche, che vi racconteranno la sua storia dall’inizio alla fine.
Perché non è quello che farò io adesso.
Quello che farò sarà guardare la cose dal loro punto di vista.
Quindi da me conoscerete un’infarinatura della storia.
Partiamo dalla sfortunata protagonista. 
Sylvia. Quando tutto questo male le si rovescia addosso è solo una ragazzina. 
Una ragazzina di 16 anni dell’Indiana. Negli anni 60.
Non sappiamo cosa effettivamente Sylvia sapeva o conosceva della sessualità.
Se si parlasse di oggi  probabilmente ogni cosa, ma temo che negli anni 60 lei sapesse ben poco.
Nasce e cresce in una famiglia che non sa esattamente come occuparsi dei figli.
Silvia e la sorella Jenny, vengono affidati ad una donna di nome Gertrude.
La donna è divorziata e il padre di Sylvia concorda di lasciarle li per 20 dollari al mese. 
Finiscono in una famiglia peggiore della loro, in cui ci sono già sei figli, alcuni adolescenti.
Non posso nemmeno immaginare cosa possa aver significato per dei ragazzi in un’età così difficile essere presi e messi lì per dei soldi.
Abituarsi a vivere con altri ragazzi che non sono i tuoi fratelli e che magari non ti vedono di buon occhio perché togli loro anche letteralmente il pane di bocca.
Una figlia di Gertrude (anni 17) era già anche incinta, e dei sei figli uno era praticamente neonato. 
Probabilmente è stata la disperazione di essere senza soldi perché, come puoi pensare, da padre di affidare dei figli ad una situazione del genere già evidentemente precaria? 
Immaginate lo stato d’animo di Sylvia. Una casa che non conosco, gente che non conosco e con cui devo convivere.
Adesso spostiamoci un attimo su Gertrude, che non ha avuta una vita felicissima. Lascia la scuola a 16 anni. Sposa a 18 anni un vicesceriffo dal quale ha cinque figli. Uomo irascibile dal quale poi divorzia.
Lasciato il marito quando Gertrude ha 34 anni va a convivere con un ragazzino di 18! Con 5 figli che tra non molto avranno la stessa età.  Il ragazzino si rivela un vero stronzo, e abusa di lei, la mette incinta e se ne va.
Viene definita come una donna emaciata e smunta, sottopeso, asmatica, depressa e sotto stress, con  una rabbia repressa fortissima.
Inizia a sfogare sulle due ragazzine tutta questa rabbia rivelandosi una donna sadica e manipolatrice.
Inizialmente parte con accuse e punizioni verso le due sorelle ma in particolare se la prende con Sylvia. 
Le dice che è una prostituta, sostiene sia incinta tutte cose non vere.
Inizia da qui un vero e proprio abuso minorile.
Le torture a cui Gertrude sottopone Sylvia sono le più svariate.
Intanto la chiude in uno scantinato.
Viene spesso lasciata nuda e quasi mai nutrita, la ustiona con dell’acqua bollente per poi versare il sale sopra. La costringe a mangiare le sue feci, a bere la sua urina, a infilarsi cose in vagina ( una bottiglia di coca cola), incide sul suo petto con un ago arroventato la frase “io sono prostituta”. Ustioni di sigarette, botte e violenze.
E se non fosse già abbastanza terribile così, Gertrude non fa mai tutto questo da sola; usa i figli adolescenti, i ragazzi del quartiere, compagni di classe di Silvia, tutti venivano invitati ad assistere. Le torture erano pubbliche
Qui abbiamo sorpassato ogni limite. Ogni fantasia sadica che  veniva in mente a questa donna era trasformata in realtà, coinvolgendo e rovinando, le menti di altri giovani ragazzini ed a volte bambini perché non dimentichiamo che in quella casa c’erano anche dei bambini.

E Sylvia? 
Il dolore, il freddo, la fame, la sete. Una sofferenza che credo mai avrebbe pensato di patire. Torture che mai avrebbe pensato potessero esistere. Mi domando quante volte si sarà sentita umiliata, quante volte si sarà vergognata, quante volte avrà sperato che qualcuno venisse in suo soccorso, quante volte avrà magari desiderato morire?

E Jenny la sorella? 
In tutto questo Jenny era già stata sfortunata perché resa invalida dalla polmonite. 
Jenny è stata costretta con percosse maltrattamenti a picchiare Silvia.
Ma è stata anche la svolta decisiva.
Durante le torture Jenny ha provato a contattare la sorella più grande, ha cercato di fare quanto in suo potere nonostante le minacce e il contesto in cui viveva. 
Avrebbe potuto fare di più? Forse.. ma non sta a noi dirlo.  
Alla sorella maggiore non fu concesso di entrare in casa, alcuni vicini denunciarono ma  i servizi sociali credettero alle versioni di Gertrude che sosteneva che la ragazzina era scappata, così il tempo passava senza che nulla accadesse.
Fino alla morte di Sylvia. 
Quando Jenny prende da parte i poliziotti e dice loro che se l’avessero portata via da lì, avrebbe detto tutto.

E gli altri.. 
Ragazzini adolescenti. Cosa deve essere stato per loro? 
Leggendo i vari atti si scopre che una delle figlie di Gertrude, ha lavato e coccolato il corpo ormai senza vita di Sylvia.
E Paula, la figlia incinta, ha detto ha Jenny ( la sorella di Sylvia) “Se vuoi vivere con noi Jenny adesso ti tratteremo come tua sorella”. 
Fa rabbrividire solo a sentirlo.

Ovviamente processo condanne, fin troppo lievi, ma  poi c’ha pensato la vita a ridare loro quello che meritavano.
Ma a parte tutto questo io ci vedo un sacco di parafilie messe in realtà, condite sicuramente da droga, alcol e farmaci.

Senza contare che Sylvia è rimasta lucida fino alla fine perché il giorno prima di morire ha cercato di scappare.
La notte prima di morire ha urlato e picchiato contro col muro.

In carcere Gertrude ha sempre seguito una  buona condotta, era un modello per le altre detenute, era soprannominata “mamma”. 
Il pensiero diventa azione, brutalità, il mostro che è in noi prende vita. 
Perché se non blocchiamo l’azione, siamo tutti un po’ Gertrude.

Silvia ha subito tutto questo da fine agosto del 1965 fino a fine ottobre 1965.
Deve essere stato per lei un periodo lunghissimo.
Muore per emorragia celebrale shock e malnutrizione.

Quello che mi lascia sempre sconvolta in queste storie non è tanto il carnefice, ma chi guarda e non fa abbastanza. Ha esattamente la stessa responsabilità di chi infligge le torture.

Ma Sylvia chi era?
Ci raccontano che Sylvia era una ragazzina sicuramente esuberante, ma amichevole vivace e sicura di sé.
Si dava da fare facendo la baby-sitter, stirando per portare a casa qualche soldino per la famiglia.
Aveva dei bei capelli castano lunghi ondulati che le scendevano fin sotto le spalle e i suoi amici la chiamavano "cookie". 
Aveva una passione per la musica in particolare per i Beatles e le piaceva molto cantare. 
Era particolarmente protettiva nei confronti della sorella più piccola.
C'è stato un tempo in cui era felice anche a casa di Gertrude prima che iniziassero gli abusi.
Sylvia cantava regolarmente dischi pop con la figlia di Gertrude. 
Le sorelle inizialmente non erano soggette a punizioni e partecipavano alla vita domestica della famiglia. 
Entrambe le ragazze potevano andare a scuola esattamente come due ragazze qualsiasi.
Cosa sia accaduto poi nelle mente di Gertrude per fare questo alla piccola Sylvia credo non lo sapremo mai.
Anche di fronte all'evidenza della morte della ragazza, Gertrude sosteneva che stesse fingendo.

Sylvia, con quel viso innocente, sicuramente ci insegna che qualsiasi pensiero malato, disturbato, animalesco, teniamo dentro non dobbiamo mai permettere diventi azione.

Per il podcast qui Sylvia Likens



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