La terapia di conversione - omosessualità come malattia
Su tiktok gira un video.
“Prendetemi per pazzo si ma pazzo per Gesù”.
Il trend dilaga e migliaia di video usano queste parole.
Ma chi le dice e perché?
Chi pronuncia questa frase è un giovane ragazzo che indossa una maglietta con la scritta “ho deciso di servire Cristo” e che parla davanti ad un platea di gente che lo acclama e lo applaude.
Dichiara “Anche io andavo al Gay Pride, anche io dicevo che l’amore non ha sesso e che Dio mi ama così come sono. Appunto, Dio ti ama così tanto per dirti che il DIAVOLO ti inganna. I gay sono Satana”.
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Quando siamo malati ci curiamo.
Dobbiamo curare tutto per essere normali, perfetti, sempre pronti.
Lo facciamo di continuo perché ci hanno insegnato a fare così.
Un raffreddore, la febbre ed ecco la medicina.
Un mal di pancia ed ecco la medicina ancora.
Un mal di testa eccoti un altra medicina.
E se a essere malata è la mente? Ancora medicine.
Sei agitato? Prendi la medicina.
Bipolare schizofrenico? Medicina.
Bevi e starai meglio.
La medicina c'è da sempre. Ci rassicura. E' li nell'armadietto se ne hai bisogno.
Prendi la medicina, vedrai starai meglio.
E quando crediamo sia malattia qualcosa che in realtà non è?
Sappiamo che ci sono un uomo e una donna.
E' così da sempre.
L'uomo sposa la donna, si amano e insieme fanno i bambini.
Rapido, semplice, lineare, naturale direbbe qualcuno.
E poi c'è la fede, c'è Dio, lui vuole così.
Un circolo infinito da millenni sempre uguale.
Così come la medicina, anche questo ci rassicura.
Maschio, femmina, bambini e il mondo va avanti.
I maschietti scelgono le macchinine, il calcio.
Le femminucce scelgono le bambole, la danza.
E' da sempre così ed è rassicurante.
Ma come un mal di testa che arriva improvviso, ecco che quel bambino un giorno non vuole fare calcio ma danzare sulle punte.
E quella bambina vuole calciare un pallone e fare goal.
E quel figlio cresciuto per essere un maschio forte è un ragazzo timido a cui piacciono i maschi.
Quella ragazza non è una principessa e spia di nascosto le ragazze che si cambiano con lei nello spogliatoio.
E tutto il castello di carte che abbiamo costruito cade.
Un crollo rovinoso che non sappiamo sopportare.
Niente più rassicurazioni.
Il maschio vuole baciare un maschio.
La femmina vuole baciare una femmina.
Non può essere. Non è così.
E come quel mal di testa che sta ancora li e pulsa, ecco che tiriamo fuori dall'armadietto l'unica cosa che ci rassicura ancora. La medicina.
Chi non fa parte della routine millenaria sarà per forza malato quindi serve la medicina.
La medicina, già si sa, risolverà anche questo.
E se non basta c'è sempre Dio. Dio lo sa che è sbagliato e non lo permetterà.
I maschi torneranno a fare i maschi e le femmine saranno femmine.
E' triste tutto ciò, anche solo scriverlo così in maniera ironica e sciocca con paragoni e associazioni alquanto discutibili, ma che la gente ancora fa.
Eppure nel 2023 ancora crediamo che l'omosessualità sia una malattia.
Ancora non siamo pronti a lasciare che ognuno scelga, fin dall'infanzia, chi vuole essere.
E cosa si sono inventati per curare l'omosessualità?
Una terapia che spaventa solo dal nome.
La terapia di conversione. Che letteralmente significa “netto mutamento di opinione”.
La chiamano anche “riparativa” come se ci fosse qualcosa di rotto all'origine, oppure “ terapia di riorientamento sessuale” come se si fosse persa la bussola della sessualità?
Ma in cosa consiste, come si fa a riprogrammare la sessualità per farla tornare alle origini?
In un solo modo. Fottendo il cervello alle persone.
Non potevo dirlo in altro modo perché è così.
L'obbiettivo finale è farti diventare etero. Con qualsiasi mezzo.
I tuoi desideri, le tue pulsioni, spazzate via.
Ci sono diverse tecniche che vengono messe in atto per raggiungere lo scopo.
Terapia comportamentale e cognitiva, pratiche di avversione.
E le tanto amate medicine. Ormoni e steroidi, perché magari è uno squilibrio biologico. Quindi proviamo, testiamo.
Ma non finisce qui. Non sono mancate nel tempo lobotomia, elettroshock.
E la religione, quel fardello che ci trasciniamo dietro da secoli.
E' sicuramente il diavolo. E allora un esorcismo non vuoi farlo?
E prega ragazzo mio, prega che guarisci.
Ironia a parte ecco una spiegazione più chiara dal web.
A chi è rivolta la terapia di conversione?
Quelle persone che hanno un orientamento sessuale e una identità di genere differente dall’eteronormatività (convinzione che l’eterosessualità sia l’unico orientamento sessuale o norma unica per la sessualità). Tali pratiche prendono come punto di partenza la convinzione che le persone sessualmente diverse siano in qualche modo inferiori, moralmente, spiritualmente o fisicamente, rispetto agli eterosessuali, e che pertanto devono essere “convertite” alla normalità.
Quali sono gli approcci della terapia di conversione?
Vi sono almeno tre approcci per la “terapia di conversione”.
PSICOTERAPIA: si tratta di interventi basati sulla convinzione che la diversità di genere sia un prodotto di un’educazione o di una esperienza anomala. Vengono applicate la terapia psicodinamica, la comportamentale, le terapie cognitive e interpersonali. Un metodo ricorrente utilizzato è lo shock elettrico o il senso di nausea provocato mentre si è esposti a stimoli sessuali graditi dal soggetto (per causare un riflesso condizionato).
APPROCCIO MEDICO: in questo approccio si ritiene che la diversità sessuale sia dovuta a una intrinseca disfunzione biologica. Si punta su approcci farmaceutici, come la terapia ormonale o steroidea.
APPROCCIO
BASATO SULLA FEDE: interventi
che agiscono partendo dal presupposto che ci sia qualcosa di
intrinsecamente malvagio nei diversi orientamenti sessuali e identità
di genere. Le vittime sono generalmente sottomesse ai principi di un
consigliere spirituale e sottoposte a programmi per superare la loro
“malattia”. Tali programmi possono includere insulti anti-gay
oltre a percosse, incatenamenti e privazione di cibo. A volte questi
elementi sono combinati con l’esorcismo.
Quando mi hanno parlato per la prima volta di questa cosa e mi hanno invitato a vedere film e documentari, mi sono chiesta subito, ma questi giovani come ne escono?
Come si può uscire “sani di mente” dopo una terapia del genere?
Non se ne esce ovviamente. Non subito almeno.
Le conseguenze sono devastanti dalla perdita di autostima, ansia, sindrome depressiva, isolamento sociale, difficoltà nell’intimità, odio per se stessi, vergogna, senso di colpa, disfunzioni sessuali, sintomi di disturbo post-traumatico da stress, autolesionismo, disturbi alimentari, danni fisici e in conclusione il suicidio. Perché se qualcuno ti dice costantemente che non vali niente, che sei inferiore, che sei sporco dentro, be se non sei più che forte, il suicidio è l'unica strada.
Psicologo, psichiatra e medicine dopo questa terapia di conversione.
E allora la domanda successiva mi è arrivata di conseguenza.
Chi sono gli operatori che praticano questa terapia?
Sono preparati in materia o sono semplicemente omofobi religiosi?
Qui ci sta bene una citazione “La vera paura dell’omofobo è di essere omosessuale.” Robysjack
Purtroppo la seconda risposta. Nessuna professionalità, soprattutto nelle comunità religiose.
L'ignoranza, le convinzioni personali, portano al disastro per il povero malcapitato.
Molto spesso vengono prima agganciate le famiglie convincendole che c'è possibilità di recupero, come se si fosse dei tossicodipendenti con la dose.
E ancora la domanda che mi è arrivata a ruota è stata, ma è legale sta cosa? Possibile esista ancora? Ebbene si, nonostante sia stata bandita in molti paesi del mondo.
Esiste dal 1999 una iniziativa mondiale per proibirle.
16
paesi hanno imposto divieti totali o parziali per terapia di
conversione.
Il cavillo sta nel fatto che alcune
di queste leggi / decreti si applicano solo agli operatori sanitari.
Altre si estendono anche a gruppi religiosi, ma non tutte.
E in Italia?
Nel 2010 in Italia è stato pubblicato un documento sottoscritto da psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, psicoanalisti, studiosi e ricercatori nel campo della salute mentale e della formazione per condannare ogni tentativo di patologizzare l’omosessualità, affermando che “qualunque trattamento mirato a indurre il/la paziente a modificare il proprio orientamento sessuale si pone al di fuori dello spirito etico e scientifico”. Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) si è espresso più volte sulla dannosità delle terapie riparative e contro la concezione dell’omosessualità come malattia. Purtroppo manca ancora una legge che vieti la terapia di conversione. Una proposta per renderla illegale era stata avanzata nel 2016 ma non è mai stata discussa. Prevedeva condanna a due anni di reclusione e multa dai 10 ai 50mila euro.
L'ultima domanda che dovrebbe essere la prima.
Ma sta terapia, alla fine funziona?
Ci sono dati, statistiche che lo dimostrano?
La Terapia di Conversione funziona?
Moltissimi studi hanno ormai convinto la maggior parte della comunità scientifica che non vi è alcuna evidenza di successo terapeutico nel cercare di “curare l’omosessualità”. Ad oggi, non vi è alcuna prova conclusiva che la terapia riparativa sia benefica per i pazienti. Le percentuali di successo rivendicate dai terapeuti riparativi variano in base al sesso e vanno dal 11% (totale cambiamento nelle femmine) al 37% (totale cambiamento nei maschi) (Spitzer, 2003). Nicolosi, Byrd, e Potts (2000) riferiscono che il 34% del loro campione ha sperimentato molti cambiamenti nell’orientamento sessuale. Tuttavia, in alcuni studi di efficacia della terapia riparativa, come lo studio Spitzer, non è chiaro se i partecipanti fossero omosessuali o bisessuali prima di iniziare la terapia. Inoltre, un trattamento di successo, per i terapeuti riparativi, consiste nella rinuncia alle attività omosessuali e bisessuali: il successo terapeutico viene dunque visto nell’astensione dal comportamento omosessuale e nella continua lotta alla tentazione prodotta da pensieri e sentimenti omosessuali. Come si vede, la terapia riparativa non ha l’obiettivo, in realtà, di cambiare l’orientamento sessuale, ma semplicemente di spingere la persona a controllare il suo comportamento (e questo non solo non fa bene, ma può anche fare del male).
Non solo non funziona ma fa danni enormi.
Concludo con due testimonianze che vi invito a leggere e di cui vi riporto qualcosa qui.
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«I ricordi sulle sessioni di consulenza sono vaghi, ma il loro messaggio centrale rimane chiaro nella mia mente: se sei gay, andrai all’inferno. Era un messaggio potente e terrificante che mi spinse ad andare avanti col programma. All’epoca non sapevo che i miei desideri sessuali fossero innati e perfettamente normali, e seguii tutto ciò che mi era stato ordinato di fare. Per molto tempo, pensai che tornare eterosessuale fosse una possibilità reale»
«Il consigliere mi ripeté molte volte che se non avessi smesso di masturbarmi sarei andato all’inferno, che era sbagliato e peccaminoso avere desideri sessuali. Cominciai quindi a reprimere i miei desideri e a portare le cose all’estremo». Sam si teneva saldamente le mani al telaio del letto ogni sera prima di andare a letto, per evitare di toccarsi il corpo. Un esercizio estenuante fisicamente e mentalmente, che però era riuscito a superare ogni notte per 6 mesi consecutivi prima di soccombere ai suoi desideri. Non lo avrebbe saputo che anni dopo, ma questo condizionamento psicologico estremo lo aveva reso incapace di toccarsi.
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La
mia famiglia andava alla Grace Community Church e
il
pastore capo ha sempre avuto delle vedute fortemente anti-gay. In un
recente video dice ai genitori di “allontanare,
isolare, non condividere i pasti con i loro figli omosessuali adulti
e di abbandonarli a Satana”.
Le cure principali erano pensate per costruire “delle sane amicizie non sessuali con persone del mio stesso sesso”, diventare più “maschile” e uscire con ragazze.
Abbiamo imparato a diventare più “uomini”. Ci dicevano che se si camminava, si parlava o se ci si sedeva in modo diverso dagli altri appartenenti al nostro genere, si dava prova di una disfunzione che poteva essere cambiata e sostituita da desideri eterosessuali.
Ho letto inoltre libri e ascoltato registrazioni su come avere “un rapporto correttivo e curante con Gesù Cristo”. Questi materiali parlavano di come lo “stile di vita gay” crei malattia, depravazione e miseria.
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Credo
non ci sia altro da aggiungere.
Considerazioni finali.
Che si tratti di orientamento sessuale, di identità di genere, di kink, ognuno è quel che è, siate voi stessi. Se il sesso o il genere che vi attrae non sono quelli che vengono considerati “naturali” dalla società, se scegliete una relazione che non sia la classica a due ma la preferite a tre o aperta, se avete passioni sessuali fuori dal comune, se domani vi svegliate in un corpo da donna ma vi sentite uomini, ecco dovrete lottare, ma fatelo perché rinnegarsi alla lunga uccide dentro.
Nessuno può imporre un modello di relazione. Nessuno può e deve dirmi chi sono. Io lo so. Io scelgo per me. Nessuno mi deve manipolare in nessun modo.
Ma qualsiasi strada si scelga amate voi stessi prima ancora di amare chi vi circonda. Rispettatevi. Perché nessuno lo farà per voi.
Questo conta e sono sicura, questo Dio lo sa bene, e approva.
“Di per se stessa, l’omosessualità è limitante quanto l’eterosessualità: l’ideale sarebbe essere capaci di amare una donna o un uomo; indifferentemente ,un essere umano, senza provare paura, limiti, od obblighi.”
Link:
Pazzo per Gesù
https://www.youtube.com/watch?v=PUI__zk5WdE
Terapia di conversione
Testimonianze
https://www.gionata.org/linferno-della-mia-terapia-riparativa-ecco-come-ne-sono-uscito/
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