Senza ragione - incel e stragi - Faisal Hussain

 



Vittime

Reese Fallon, 18 anni

Julianna Kozis, 10 anni


Tra le vittime c’è anche lui. In questo caso abbiamo 13 feriti di età compresa tra i 17 e i 59 anni. E lo ripeto doverosamente i feriti sono persone che hanno subito sofferenza fisica e mentale e che ad oggi probabilmente ancora portano i segni di quello che hanno vissuto. Non dimentichiamo chi ruotava attorno alle vite di queste persone sia dei feriti che delle vittime ( partner genitori parenti amici ). La mancanza resta così come la difficoltà di superare una tragedia del genere.



Restiamo a Toronto. Restiamo nel 2018. E’ la notte del 22 luglio.

Faisal Hussain è un giovane di 29 anni, origini pakistane, fa due lavori, rifornisce scaffali e vive nella casa d’infanzia insieme ai genitori.

La sua vita è un groviglio caotico di dolore.

Di cui lui stesso non fa segreto.

Si autodenuncia anche.

Fantasie violente, torture su animali, autolesionismo, comportamento antisociale, teorie cospirazioniste, pensieri suicidi, abuso di sostanze.

La sua mente è chiaramente e dichiaratamente disturbata.

Lo sa lui, lo sa la famiglia.

Storia famigliare costellata tristemente da tragedie, la sorella che muore in un incidente, il fratello che ha un ictus.

Genitori che sminuiscono atti di autolesionismo come tagliarsi la faccia pensando siano una “richiesta d’attenzione”.

Un percorso scolastico tutto in salita dove viene dichiarato intellettualmente non all’altezza del sistema.

A scuola parla di “bande, armi, essere un duro, fare soldi e non fare nulla”.

Scarabocchia immagini violente, porta rotoli di banconote in classe, il coltello della mensa scolastica diventa un’arma.

Nel 2006 si conclude che è a "rischio medio-alto di violenza", quindi da mettere sotto trattamento.

I suoi genitori però rifiutano questo rapporto e lo fanno valutare di nuovo questa volta da persone esterne che ribaltano la valutazione e dicono che “non è una minaccia imminente per la sicurezza” e il trattamento in corso viene rifiutato.

Inutile girarci intorno qui abbiamo una malattia mentale non curata e sottovalutata.

Genitori che non ammettono.

Anche in questo caso come con la madre di Chris, mi domando se anche a questi genitori non si possa comunque far passare un brutto quarto d’ora.

Perché non far curare un individuo chiaramente disturbato?

Nel 2010 viene sottoposto ad ulteriore valutazione dopo aver parlato di fantasie di stupro e quando gli viene chiesto “hai fatto del male a qualcuno?” non dice no ma “non posso dirtelo”.

Dice di se stesso che non parla con i suoi genitori, non ha una ragazza o amici e prova "sentimenti di travolgente tristezza, pessimismo, disperazione e fallimento”.

Una base di consapevolezza che non è stata minimamente presa in considerazione.

Lui lo sapeva di essere un pericolo.

Dopo questa vita scolastica turbolenta riesce a diplomarsi a 21 anni.

Con questi elementi a cui poi ne aggiungiamo altri torniamo al 22 luglio.

Dopo una furibonda discussione famigliare in cui gli viene detto “di trovarsi una moglie” esce di casa parecchio sconvolto.

Alle ore 22 è in una strada trafficata piena di ristoranti e gelaterie e con una pistola in mano mentre cammina spara alla gente.

Una cosa davvero semplice se così si può dire. Niente macchina, furgone, scuole come gli altri. Lui va a piedi.

Dopo una sparatoria con la polizia, muore suicida.

Partiamo dalle vittime.

Alcuni hanno creduto che fossero petardi e non spari.

Questo perché davvero non puoi crederci.

E’ una sera d’estate chi è quel pazzo che spara in mezzo alla gente.

Eppure Hussain lo fa.

E, oltre ai feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni, con tutto quello che, lo abbiamo visto per gli altri casi, essere feriti in una strage così comporta, Hussain decide che il tempo sulla terra per Julianna Kozis, 10 anni e Reese Fallon, 18 anni finisce in una sera d’estate tra un ristorante e una gelateria, tra una risata e una passeggiata.

Mi sembra così terribilmente ingiusto.

Questa volta sono morte due donne giovani. Fiori che non hanno avuto modo di sbocciare.

All’inizio si parla di complotto terroristico.

Nell’ovvietà, considerate le origini, ecco che subito si pensa a quello e viene anche rivendicato, ma si sa che alcune tesi non stanno in piedi.

Poi entriamo nella vita di Hussain, direttamente nel suo telefono, nel suo pc, nella sua camera. Un po’ della sua vita l’abbiamo già vista.

Nella camera da letto trovano delle droghe, non nel suo sangue. Era per uso personale? Non lo sapremo mai.

I social. Aveva Facebook dove, nonostante le poche attività recenti, pubblicava demoni,soldati nazisti, il joker, arancia meccanica, cose di questo genere insomma.

Il suo telefono infatti è intestato proprio al protagonista di arancia meccanica, che interpreta un sociopatico violento.

Ci sono una serie di messaggi indecifrabili scambiati con qualcuno.

Usava le app che usiamo tutti. Wup, telegram.

E internet?

Ed eccoci ad Elliot Rodger.

Aveva scaricato il manifesto, guardato i video di Elliot.

Ma guardare e cercare cose sugli incel non vuol dire essere incel.

E i libri? Mein Kampf di Hitler, un libro sugli psicopatici e molti articoli accademici sulla psicopatia, i crimini violenti e "gli effetti dell'attrattiva fisica sulla percezione della malattia mentale e delle relazioni intime". C'era anche un libro che descriveva come "essere un vero duro e rimorchiare le donne". Nonostante le munizioni trovate in casa non si è capito come Hussain si sia procurato la pistola.

Inutile dire che qui la parola incel non centra nulla. E’ scritto nero su bianco.

Lui non scrive, non si auto-annuncia, nulla di tutto ciò.

Ma si è autodenunciato più volte, non nasconde quello che è.

Lo mostra più volte

Hussain sapeva di avere un problema, lo sapevano i suoi genitori, così come la gente che gli girava intorno, ma si è lasciato anche questa volta che si arrivasse a quel 22 luglio.


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