Dizionario dell'erotismo - Ernest Borneman - lettera G e H
Un certo signor Ernest, in un giorno ormai lontano del 1988, ha deciso di prendere tutti i termini riguardanti la sessualità e di metterli uno in fila all'altro con tanto di spiegazione.
Di ogni lettera, farò un podcast, e solo nel podcast, troverete qualcosa in più legato alle mie esperienze e alle storie che Ernest racconta. Inoltre sono in chiave leggermente ironica, perché alcuni termini sono davvero difficili anche solo da pensare, quindi se preferite ascoltare ecco qui, lettera g e h
Nel post potete trovare invece vari collegamenti ad alcune immagini, vi basta cliccare sulle parole in blu.
Simbolo sessuale dal triplice significato.
Nei sogni e nell'iconografia appare come simbolo della vagina, come feticcio di sadici e masochisti, come simbolo animale per gli zoofili.
Soprattutto nelle fantasie sadiche la gabbia ricorre continuamente come luogo in cui rinchiudere la propria vittima, per domarla e tormentarla con la frusta; il masochista invece immagina se stesso come animale imprigionato nella gabbia, e sogna di un domatore o di una domatrice che lo frusti.
Ernest ci fa l’esempio della Trülle, gabbia punitiva per i delitti contro la morale in uso fino al diciottesimo secolo nei paesi di lingua tedesca e particolarmente in Svizzera, che aveva una forte valenza erotica.
La gabbia aveva due dischi del diametro di poco meno di un metro, distanti all'incirca due metri l'uno dall'altro, posti su due assi rotanti verticali e circondati all'esterno da sbarre. Quando il delinquente vi era rinchiuso, la gabbia cominciava a essere messa in movimento mediante un ingranaggio.
Quando la vittima in questione perdeva i sensi, il movimento cessava, per ricominciare non appena la persona riprendeva i sensi.
La gabbia veniva generalmente posta sulla piazza del mercato.
Le donne che vi erano rinchiuse dovevano essere seminude.
Alcuni sopravvissuti a questa gabbia hanno detto che si trattava di una tortura più piacevole che punitiva.
Alcuni uomini hanno voluto provare queste affermazioni testando la gabbia e arrivando effettivamente all'erezione o all'eiaculazione.
Questo ci dimostra che esiste sempre una componente erotica, conscia o inconscia, nelle punizioni o nelle misure punitive adottate nei confronti dei reati.
Predilezione sessuale per le persone anziane.
Una donna o un uomo giovane alla ricerca di un partner anziano che rappresenti un simbolo materno o paterno.
Si riporta il seguente caso: un medico trentunenne prova attrazione sessuale soltanto per le donne al di sopra di cinquant'anni. Quanto più anziana e magari decrepita la donna, tanto maggiore l’eccitazione, senza remore di carattere sociale, igienico, o professionale, mentre le donne giovani e graziose lo lasciano completamente indifferente. Ma cosa fa nel concreto questo dottore? Lui trova solo la donna di una certa età, tutto il resto è lasciato all'iniziativa della donna. Non riesce mai a portare a termine una penetrazione attiva, in quanto di solito ha eiaculazione precoce. La sua gerontofilia risale all'infanzia: già da ragazzo prediligeva le donne anziane, a tredici anni frequentava esclusivamente prostitute vecchie e brutte.
Perché sta fissazione sto dottore? Ebbene da bambino andava spesso nel letto della madre stringendosi al suo corpo. Il piacere provato in queste esperienze trovava espressione anche in uno dei suoi sogni accompagnati da polluzione; la madre lo seduceva, mentre egli rimaneva completa- mente passivo, non c'era penetrazione ma soltanto uno strettissimo contatto fisico (all'incirca come nell'effettivo atto gerontofilo).
Più comune di quanto si pensi la gerontofilia.
Propriamente «ballerino» «ballerino maestro di sala».
In realtà prevale l'idea di «amico delle ballerine>> e poi di « mantenuto, sfruttatore di donne». Gigolo ha però delle sfumature ben distanti da quelle di magnaccia o ruffiano e semmai più vicine all'idea del fascino malavitoso di certi seduttori per i quali l'amore è destino e dannazione, oltre e più che un lavoro. Ad oggi quello che definiamo gigolò non è altro che un accompagnatore di donne ovviamente in cambio di denaro.
Credo non ci si limiti al solo accompagnamento.
Uomo femminilizzato. Nel diciannovesimo secolo il termine era adoperato anche per definire la lesbica che nella coppia assumeva il ruolo attivo.
Forma di avvelenamento sanguigno nella donna che avrebbe origine ormonale e che sarebbe causato dall'astinenza dal rapporto sessuale. WTF?!
Paura delle donne, odio nei confronti delle donne. Spesso, ma non sempre soprattutto non necessariamente, è segno negli uomini di una latente pre-omosessualità.
Al femminile è androfobia.
A livello clinico il fenomeno della perversione può essere diagnosticato in base alla presenza di quattro elementi:
- la dipendenza, quindi non c’è soddisfacimento nell’attività sessuale; non c’è regolarità, per cui si susseguono desiderio, esaudimento di questo, nuovo desiderio ecc., bensì il bisogno aumenta mentre il soddisfacimento continua a calare;
- l'anonimia, per cui mentre l'appetito sessuale appagante si basa sul desiderio di reciprocità, di darsi e di ricevere dal partner amato, il soggetto tende all'anonimia, non vuol sapere né chi è l'altro né scoprirsi a sua volta, non vuole responsabilità: nel feticismo, come in tutti gli atti sostitutivi autoerotici, il desiderio del partner finisce per scomparire, e l'oggetto-feticcio diventa il partner, l'anonimia è assoluta;
- l'autodistruzione, per cui mentre l'appetito sessuale appagante trova la sua realizzazione nella riuscita, nel raggiungimento della meta e nel rafforzamento del proprio Io, il soggetto malato senza esserne consapevole cerca in realtà sempre l'insuccesso, il non raggiungimento dell'obiettivo e la distruzione del proprio Io: mentre l'appetito sessuale soddisfacente favorisce l'inserimento nella società e quindi il progresso di quest'ultima, l'atto sostitutivo dimostra l'incapacità d'inserimento non solo in una società migliore, ma in qualsiasi società;
- il gioco delle parti. Il centro di tutti gli atti sessuali sostitutivi è costituito dall'ossessione di dover essere qualcosa di diverso da quello che si è in realtà.
In questo desiderio si trovano il feticismo, la transessualità, travestitismo, la masturbazione e il sadomasochismo.
GOLD-DIGGERS
Termine che, adoperato al femminile, definisce quelle donne che, nell'America della grande prosperità (fra il 1920 e il 1930), sposavano uomini ricchi per separarsene immediatamente e, una volta divorziate, si facevano passare gli alimenti per cifre le più elevate possibile.
A differenza della demi-mondaine del diciannovesimo secolo che, collezionando relazioni con uomini ricchi metteva in atto una sorta di poligamia ma non entrava mai a far parte della buona società, la gold-digger mantiene, anche dopo il divorzio, la sua elevata posizione sociale. Nell'America degli anni Venti si definivano così anche quegli uomini che, sposando donne molto ricche e perlopiù molto anziane, si garantivano la sicurezza economica. Oggi la parola è in uso, anche se fuori moda, negli Stati Uniti e definisce quella donna che fa uso del proprio corpo per spillare soldi a un uomo ricco ma esclude il concetto di vera e propria prostituta.
GRAVIDANZA: aspetti psicologici
La gravidanza è un episodio importante della vita sessuale di una donna.
Il corpo si modifica, ci sono effetti psicoemotivi e implicazioni sociali.
Per questi motivi durante la gravidanza si osservano manifestazioni nevrotiche: può trattarsi di ansietà più o meno marcata, dalla semplice preoccupazione all’angoscia.
Gli sviluppi interessanti sono:
- la gravidanza immaginaria, più in donne vicino alla menopausa o in giovani donne che desiderano la gravidanza.
Queste pazienti possono presentare tutti i sintomi di una gravidanza quindi considerevole aumento di volume dell'addome, nausea e movimenti fetali. In realtà può esserci nausea si ma psicogena, si ingrassa e i movimenti non altro che contrazioni delle anse intestinali e dei muscoli addominali. Una diagnosi corretta non è difficile da fare ma l’aspetto difficile è convincere queste pazienti, per lo più nevrotiche, che non sono gravide.
- feticismo della gravidanza che è una mania sessuale per le donne incinte: il corpo femminile ingrossato dalla gravidanza come feticcio. Può essere considerato come una forma di feticismo della deformazione, e molto prossimo al feticismo dell'obesità.
A parte le forme estreme, in cui la donna incinta rappresenta una attrattiva esclusiva, lo stato di gravidanza della donna è considerato particolarmente eccitante da molti uomini, come riferiscono le prostitute che hanno continuato anche in queste condizioni ad esercitare la loro attività.
- fobia della gravidanza: timore di rimanere incinta, portato a livelli patologici: la donna che ne è affetta vive in uno stato di ansia che non viene dissipato neppure dalla ricomparsa delle mestruazioni, e che si manifesta anche quando siano state prese tutte le possibili precauzioni anticoncezionali. Essa è in realtà probabilmente l'espressione di una avversione inconscia al rapporto sessuale, anche quando a livello conscio questo risulti soddisfacente.
- travestitismo della gravidanza cioè l’ossessione in taluni soggetti maschili di essere in stato interessante, con il conseguente tentativo tramite l’abbigliamento di nascondere o accentuare questa immaginaria gravidanza.
Considerato un simbolo della vagina. Sia nei sogni, sia nelle tradizioni popolari.
Corrispondentemente la mano è il pene.
Quando nel Medioevo le castellane davano un guanto ai loro corteggiatori significava che davano anche se stesse. Presso i Longobardi nel X e XI secolo ci si univa in matrimonio secondo la formula «Spada e guanto»: la spada simboleggiava l'uomo, il guanto la donna.
Dal XVIII secolo esistono guanti che hanno funzione erotica: trasparenti, senza dita, mezzi guanti.
A livello popolare, è interessante notare come la parola guanto sia diventata sinonimo di preservativo.
Data l'importanza della masturbazione per il feticista, la mano riveste per lui un significato simbolico del tutto particolare: e tale fatto spiega la vastissima diffusione del feticismo del guanto. Per i feticisti del cuoio i guanti hanno un duplice significato: sono infatti simbolo della mano e oggetto di cuoio nel contempo. Per il sadico e il masochista il guanto ha un altro significato che è comunque duplice: serve infatti a sottolineare visivamente la mano che colpisce ed è anche il simbolo dello stringere, del comprimere.
Feticismo del guanto - dipendenza sessuale dell'uomo o della donna da un guanto di pelle.
Il caso di un soggetto che a nove anni portò a letto con sé i guanti della madre amatissima, se li sistemò tra l'ano e lo scroto e scopri così masturbazione. Soltanto con la pubertà cominciò a interessarsi anche ai guanti delle sue coetanee. Al corso di ballo invitava soltanto le fanciulle che portavano guanti di capretto. Non appena avvertiva al tatto la pelle del guanto aveva un'erezione. Durante le passeggiate era solito contare il numero di paia di guanti che aveva visto: “I miei occhi ne erano come ipnotizzati”.
Se in questo soggetto i guanti dovevano essere perfettamente aderenti e puliti, in un altro caso dovevano essere sudici, e addirittura lucidi di grasso.
Un altro caso che inizia pure a nove anni con pratiche onanistiche, ma che acquista successivamente una componente fortemente masochistica, in quanto il soggetto era stato costretto dalla madre a portare sempre, estate e inverno, guanti di pelle chiara, e aveva iniziato a masturbarsi attraverso un foro dalla tasca dei calzoni. «Il fatto di dover indossare guanti di pelle eccitava i miei genitali». Anche da adulto mantenne la sua fissazione su simili guanti.
“Questi guanti devono essere nuovi, molto aderenti e molto puliti. Ne possiedo quattro cinque paia e me ne servo per masturbarmi evocando una giovane donna che porta più o meno gli stessi guanti e che incontro spesso per strada. Nella mia immaginazione spesso però ricevo la visita anche di altre donne.
L'eiaculazione è provocata dal pensiero di come esse riescano a tenere anche in piena estate, con un caldo opprimente, dei guanti strettissimi. Mi figuro di essere addirittura colei che desidero, di esse- re vestito come lei per giungere allo snervamento fino al limite della sensibilità. Il piacere è provato dall'immaginare me stesso ben vestito e inguantato accanto a una di queste grazie profumate, curate e desiderate e di accarezzarle e di abbracciarle mentre pratico il cunnilinguo sotto la loro finissima biancheria di seta... Una donna mi attrae soltanto se è bellissima, elegantissima e, soprattutto, provvista di bei guanti. Ma deve essere quasi inaccessibile (sposata, fidanzata, innamorata di un altro). Evoco di rado l'immagine di una donna nuda, ma anche in questo caso deve restare inguantata. Una volta, per riuscire a portare a termine il coito, dovetti immaginare che la fanciulla, ormai nuda ad eccezione della camicia, avesse ancora i guanti che portava poche ore prima in strada.”
Strumento di piacere indiano che gli uomini applicano al pene per procurare alla donna maggiore voluttà nel coito. Consiste in una coroncina di crine di mulo che viene posta alla base del glande.
E’, fra i cinque sensi, quello in cui rientrano le due componenti più importanti della vita umana: il bisogno di nutrirsi e l'appetito sessuale.
Attaccandosi al seno il neonato non soddisfa soltanto la propria fame, ma conosce, nutrendosi, il sapore del latte e quindi della madre.
Freud: “è chiaro inoltre che l'azione del bambino che succhia è determinata dalla ricerca di un piacere già provato e ora ricordato. Succhiando ritmicamente una parte della pelle o di una mucosa egli trova nel caso più semplice, il soddisfacimento. È anche facile indovinare in quali occasioni il bambino abbia fatto le prime esperienze di questo piacere, che ora egli desidera rinnovare. La prima e la più importante attività del bambino, il poppare dal petto della madre (o dai suoi surrogati) deve avergli già fatto conoscere questo piacere. Noi diremmo che le labbra del bambino si sono comportate come una zona erogena”
Succhiare o leccare è quindi la prima fase dello sviluppo sessuale umano.
Esistono strette connessioni fra erotismo orale e antropofagia: <<Ti amo a tal punto che ti mangerei» la frase che spesso pronunciamo, non è una semplice metafora.
Gran parte del gioco amoroso non è che un tentativo simbolico di incorporare in sé il partner. Esempio di ciò è il bacio, in cui tanto più profondamente la lingua di chi bacia penetra nella bocca dell'altro, tanto più forte diventa la nostra eccitazione.
Per questo motivo anche la fellatio il cunnilinguo e l'anilinctio non sono perversioni, ma espressioni d'amore comuni a tutti i mammiferi.
La gatta lecca i suoi piccoli, la mucca i suoi vitellini non solo per pulirli, ma per manifestare il proprio eros materno. In tutte queste attività il gusto gioca un ruolo molto importante. Ciò si evidenzia con particolare chiarezza nel momento in cui si tenti di individuare le radici di determinate perversioni sessuali come la coprofagia, l'uropatia, il picacismo. Spiegazione possibile di questi comportamenti è che l’uomo maturo cerca di ritrovare i sapori della vulva e dell’ano che ha conosciuto al momento del parto. Oppure, come riteneva Freud, che l'erotismo orale è espressione di infantilismo di quei soggetti la cui vita sessuale è rimasta fissata sulla fase orale, la prima dello sviluppo umano.
In ogni caso il gusto è legato ad ogni fase dell'amplesso, introduttiva o successiva al congiungimento.
Tanto per fare un esempio, nel diciottesimo secolo la colazione, era un indispensabile preludio all'accoppiamento.
Un astronomo e filosofo alla corte di Luigi XVI afferma: << Il souper è un momento imprescindibile del convegno amoroso, è l'ora più prossima a quella della tranquillità in cui si lasciano le cure e i negozi che ci hanno accompagnato nel corso della giornata... E le donne durante il souper sono più amabili che in ogni altra ora della giornata».
Scorrendo la lettera H possiamo trovare tre termini interessanti.
Ma chi è?
L’uomo che piace alle donne, ma non solo, le ama e viene amato da loro.
Ernest ci dice che l’homme a femmes non è mai il marito borghese ma piuttosto un avventuriero, un seduttore.
Da seduttore a sedotto perché le donne tra loro entrano in competizione.
Così egli non deve darsi da fare per le sue conquiste: le donne si danno da fare per lui.
Fa poi degli esempi di personaggi e il più classico è ovviamente Casanova.
Un determinato aspetto di un’altra persona produce nel paziente un disgusto ed un avversione tali che gli è impossibile vivere con questa persona.
Poiché praticamente ogni parte del corpo, ogni secrezione corporea, ogni capo d’abbigliamento e altro possono essere scelti come feticcio possono diventare allo stesso modo antifeticci.
Intesa nella sua accezione generale di assistente ad accompagnatrice trova già una collocazione nell’immaginario erotico maschile.
Tuttavia a dalla fine degli anni 60 per hostess si intendeva una donna giovane e di bella presenza dai 19 ai 26 anni, cultura medio-superiore e conoscenza linguistica notevole, che viene letteralmente noleggiata presso agenzie apposite per trascorrere insieme una serata.
Questa moda si sviluppa principalmente per far trovare una soddisfacente compagnia a uomini d’affari stranieri che arrivano in un posto e non hanno conoscenze ma si trasforma in una sorta di “magazzino di donne di scorta” per cuori solitari, indaffarati manager, autoctoni.
Ma cosa si fa con queste hostess ovviamente a pagamento?
Ernest ci dice che si può andare a cena, in locali a ballare e conversare.
E il sesso? Ebbene non c’è.
Il pagamento avviene all’agenzia, non alla donna, alla quale non si potrà fare nessuna richiesta, se non quelle previste da esplicite clausole contrattuali, che prevedono solo funzioni di compagnia e nessuna attività sessuale.
Insomma è compagnia non sesso. Questo fenomeno è stato definito “prostituzione bianca”.
Vi è chi sostiene che il successo di questa iniziativa, risieda proprio nella non ambiguità della situazione.
L’uomo non è costretto a dimostrarsi “animale da preda” e rassicurato potrebbe rilassarsi e godere appieno della compagnia femminile, soddisfacendo contemporaneamente verso il mondo il lato narcisistico di sé nell’essere visto vicino ad una bella ed elegante donna; tuttavia appare verosimile che il rapporto con l’accompagnatrice si trasformi in una specie di allenamento al romanticismo e alla tentazione perché ciò che non è compreso nel prezzo niente vieta possa essere poi graziosamente concesso.
In Italia questa iniziativa non prese piede per due motivi. La prima è che l’etichetta “servizio hostess” serviva a copertura per la vera prostituzione, e la seconda è il costo.
Erano agenzie strutturate in forma associativa quindi c’era la quota per l’adesione, la tariffa vera e propria da versare al momento di avere l’accompagnatrice e inoltre tutte le spese della serata.
Insomma portafoglio a fisarmonica!
Ci si rivede con la I!
Commenti
Posta un commento