La mia vicina Giulia - racconto ballbusting di Ange
Racconto non mio ( ho dato solo qualche linea guida) che mi è piaciuto per diversi motivi.
Contesto: vicini di casa giovani. Chi non sogna un bel giovincello come vicino di casa? O una bella giovincella insomma fate voi!
Quel sogghignare di lei e la voglia di lui mista a paura
In ultimo "la madre" presenza sottile. Lo so che leggendo penserete "ma la madre non fa nulla"! Ok è vero ma c'è ed è una presenza.
Se siete amanti dell'imbarazzo, della presenza di più donne e un uomo, l'idea di mammina che va e viene stuzzica anche se nulla accade.
E ovviamente i calci.
Quel sogghignare di lei e la voglia di lui mista a paura
In ultimo "la madre" presenza sottile. Lo so che leggendo penserete "ma la madre non fa nulla"! Ok è vero ma c'è ed è una presenza.
Se siete amanti dell'imbarazzo, della presenza di più donne e un uomo, l'idea di mammina che va e viene stuzzica anche se nulla accade.
E ovviamente i calci.
Buona lettura o ascolto!
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Giulia
era la mia vicina di casa, avevamo 10 anni di differenza, 28 lei e 18
io.
Avevamo un rapporto da normali vicini di casa, ogni tanto suonava il campanello, chiedeva le uova, il sale e così via, nulla di speciale.
Ma a me ha sempre fatto impazzire.
Dai suoi i modi a quelle gambe toniche perfettamente allineate con il suo metro e settantotto di altezza. Non so esattamente il perché, ma mi trovavo sempre a fantasticare su di lei, nel senso romantico, ma spesso anche sessuale, non lo nego. Castana, sguardo intenso, forse una seconda di seno. La vedevo spesso uscire di sera, e tornare tardi, tardissimo, cambiare ragazzi e frequentazioni, ma non potevo far altro che raccontarmi storie sul suo conto.
Il nostro rapporto però svoltò quando tramite mia madre venne a sapere che come primo lavoretto per pagarmi gli studi insegnavo autodifesa all'associazione vicino casa.
Come ci son finito? Magari i dettagli li teniamo per un'altra volta.
Giulia salì In camera mia, senza preavviso in un pomeriggio di maggio che non posso dimenticare, trovandomi con un paio di boxer stretti, e una maglietta "per casa" nera, di due taglie più grande
Ero imbarazzatissimo, mi sentivo nudo con quei boxer, e sentivo la differenza di età pesare ancor di più in quella situazione.
Mi fece cenno di non preoccuparmi, e con fare diretto come ho sempre immaginato,mi chiese una mano sull'autodifesa spiegandomi che ultimamente ne sentiva il bisogno.
Non seppi dire di no, tolse le scarpe, rimase con un leggings e un top sportivo, ai piedi solo calzini corti.
Le chiesi: "cosa sai di autodifesa? Ti hanno già dato consigli in passato?".
La risposta fu secca, ma efficace " naso, occhi e palle".
Poi si lasciò andare ad una risatina aggiungendo "beh ho visto un amico prendere una pallonata sul naso ed era praticamente morto dal dolore, ed in più alla tua età quando mi toccavano un po' troppo, tiravo un calcetto nelle palle e per qualche minuto li sistemavo"
Coglievo soddisfazione nel suo tono.
Da lì, ebbe inizio la nostra lezione, con qualche mossa base e qualche presa più avanzata. Mi seguiva alla lettera, la vedevo molto motivata.
Temevo quasi che il suo essere così diretta e coincisa nelle cose, con l'aggiunta del saper combattere l'avrebbe resa addirittura pericolosa per chiunque si avvicinasse.
Immaginavo già la scena di qualcuno che le chiedesse semplicemente indicazioni per strada la sera, e lei che d'istinto lo mettesse KO con un pugno sul naso e un calcio nei coglioni.
Perso nei miei pensieri abbassai completamente la guardia, e sentì il ginocchio di Giulia colpirmi secco nelle palle.
Fu un attimo, sentii un dolore lancinante partire da entrambe le palle (quella stronza me le aveva prese in pieno!), per poi salire verso l'addome.
Uscì dalla mia bocca un urlo secco, acuto, strozzato , e mi ritrovai sul pavimento con le mani a tenermi strette le palle, incapace di ogni movimento.
"Nelle palle, mi ha dato una ginocchiata nelle palle!" , continuavo a ripeterlo nella mente, lei invece si perse in una risatina spontanea, e abbassandosi mi disse "uh cavolo che dolore, scusami, te le ho prese davvero? Ma un colpo nelle palle fa davvero così male quindi?"
Era palese mi prendesse in giro, e iniziai a capire che non era stato un errore, ma una ginocchiata voluta, ovviamente non potevo dare fondamento a dei semplici sospetti e feci finta di nulla.
Erano passati un paio di minuti e finalmente riuscii a riprendere a respirare, ma ero ancora a terra con la mani lì sotto. A quel punto lei tornò seria, con voce quasi annoiata mi disse "ti alzi o vuoi un calcio nei coglioni stavolta?".
Non ci potevo credere, ero finito nella sua trappola.
Le mie palle erano diventate il suo giocattolo.
Sentii la porta di casa, e capii che mamma era rientrata. Mi alzai cercando di nascondere il dolore, e Giulia si avvicina a me dicendomi "ora vado, appuntamento ogni lunedì alle 18 per le prossime lezioni"
A quel punto fece per alzare la gamba, d'istinto mi portai le mani a copertura delle palle ma il colpo non arrivò, era una finta.
"Siete così vulnerabile che vi coprite in anticipo voi maschietti", disse ridendo e dandomi finalmente le spalle. Mi appoggiai sul letto, ancora con qualche fitta di dolore.
Passato il dolore la mia mente iniziò a vagare e rivivendo il momento mi feci una sega.
Giulia, il mio sogno più proibito era venuta da me, con quel completo aderente, e aveva fatto di me il suo giocattolo, non ci potevo credere .
Avevamo un rapporto da normali vicini di casa, ogni tanto suonava il campanello, chiedeva le uova, il sale e così via, nulla di speciale.
Ma a me ha sempre fatto impazzire.
Dai suoi i modi a quelle gambe toniche perfettamente allineate con il suo metro e settantotto di altezza. Non so esattamente il perché, ma mi trovavo sempre a fantasticare su di lei, nel senso romantico, ma spesso anche sessuale, non lo nego. Castana, sguardo intenso, forse una seconda di seno. La vedevo spesso uscire di sera, e tornare tardi, tardissimo, cambiare ragazzi e frequentazioni, ma non potevo far altro che raccontarmi storie sul suo conto.
Il nostro rapporto però svoltò quando tramite mia madre venne a sapere che come primo lavoretto per pagarmi gli studi insegnavo autodifesa all'associazione vicino casa.
Come ci son finito? Magari i dettagli li teniamo per un'altra volta.
Giulia salì In camera mia, senza preavviso in un pomeriggio di maggio che non posso dimenticare, trovandomi con un paio di boxer stretti, e una maglietta "per casa" nera, di due taglie più grande
Ero imbarazzatissimo, mi sentivo nudo con quei boxer, e sentivo la differenza di età pesare ancor di più in quella situazione.
Mi fece cenno di non preoccuparmi, e con fare diretto come ho sempre immaginato,mi chiese una mano sull'autodifesa spiegandomi che ultimamente ne sentiva il bisogno.
Non seppi dire di no, tolse le scarpe, rimase con un leggings e un top sportivo, ai piedi solo calzini corti.
Le chiesi: "cosa sai di autodifesa? Ti hanno già dato consigli in passato?".
La risposta fu secca, ma efficace " naso, occhi e palle".
Poi si lasciò andare ad una risatina aggiungendo "beh ho visto un amico prendere una pallonata sul naso ed era praticamente morto dal dolore, ed in più alla tua età quando mi toccavano un po' troppo, tiravo un calcetto nelle palle e per qualche minuto li sistemavo"
Coglievo soddisfazione nel suo tono.
Da lì, ebbe inizio la nostra lezione, con qualche mossa base e qualche presa più avanzata. Mi seguiva alla lettera, la vedevo molto motivata.
Temevo quasi che il suo essere così diretta e coincisa nelle cose, con l'aggiunta del saper combattere l'avrebbe resa addirittura pericolosa per chiunque si avvicinasse.
Immaginavo già la scena di qualcuno che le chiedesse semplicemente indicazioni per strada la sera, e lei che d'istinto lo mettesse KO con un pugno sul naso e un calcio nei coglioni.
Perso nei miei pensieri abbassai completamente la guardia, e sentì il ginocchio di Giulia colpirmi secco nelle palle.
Fu un attimo, sentii un dolore lancinante partire da entrambe le palle (quella stronza me le aveva prese in pieno!), per poi salire verso l'addome.
Uscì dalla mia bocca un urlo secco, acuto, strozzato , e mi ritrovai sul pavimento con le mani a tenermi strette le palle, incapace di ogni movimento.
"Nelle palle, mi ha dato una ginocchiata nelle palle!" , continuavo a ripeterlo nella mente, lei invece si perse in una risatina spontanea, e abbassandosi mi disse "uh cavolo che dolore, scusami, te le ho prese davvero? Ma un colpo nelle palle fa davvero così male quindi?"
Era palese mi prendesse in giro, e iniziai a capire che non era stato un errore, ma una ginocchiata voluta, ovviamente non potevo dare fondamento a dei semplici sospetti e feci finta di nulla.
Erano passati un paio di minuti e finalmente riuscii a riprendere a respirare, ma ero ancora a terra con la mani lì sotto. A quel punto lei tornò seria, con voce quasi annoiata mi disse "ti alzi o vuoi un calcio nei coglioni stavolta?".
Non ci potevo credere, ero finito nella sua trappola.
Le mie palle erano diventate il suo giocattolo.
Sentii la porta di casa, e capii che mamma era rientrata. Mi alzai cercando di nascondere il dolore, e Giulia si avvicina a me dicendomi "ora vado, appuntamento ogni lunedì alle 18 per le prossime lezioni"
A quel punto fece per alzare la gamba, d'istinto mi portai le mani a copertura delle palle ma il colpo non arrivò, era una finta.
"Siete così vulnerabile che vi coprite in anticipo voi maschietti", disse ridendo e dandomi finalmente le spalle. Mi appoggiai sul letto, ancora con qualche fitta di dolore.
Passato il dolore la mia mente iniziò a vagare e rivivendo il momento mi feci una sega.
Giulia, il mio sogno più proibito era venuta da me, con quel completo aderente, e aveva fatto di me il suo giocattolo, non ci potevo credere .

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