Senza ragione - incel e stragi - Antonio De Marco
Le
vittime:
Daniele De Santis 30 anni
Eleonora Manta 3oanni
In questo caso abbiamo 2 vittime. E lo ripeto doverosamente i feriti sono persone che hanno subito sofferenza fisica e mentale e che ad oggi probabilmente ancora portano i segni di quello che hanno vissuto. Non dimentichiamo chi ruotava attorno alle vite di queste persone sia dei feriti che delle vittime ( partner genitori parenti amici ). La mancanza resta così come la difficoltà di superare una tragedia del genere.
Ultimo caso di cui voglio parlare della serie Incel.
E questa volta siamo in Italia.
Per la precisione siamo a Lecce, in Puglia.
Ammetto di non aver seguito il caso quando è uscita la notizia.
I media, ormai lo sapete, non mi piacciono, travisano tutto e alla fine la verità è sempre falsata.
Tutto ciò che sto per dire sembra la fotocopia di tutto quello che abbiamo visto finora se avete seguito gli altri casi.
Antonio, questo il suo nome, tocca tutte le fasi.
Solitudine, video, diario, annunciarsi sui social e tanta, tanta rabbia.
Una rabbia sopita, una sofferenza interiore che Dio solo sa che male fa.
Una guerra dell’anima che fatica a trovare in sé la parte pura.
La storia di Antonio mi ha scavato dentro.
Le sue parole, le sue lacrime. Il suo essere stato così sadico.
E quella vita esterna che sembra di tutto rispetto.
La classica famiglia tranquilla e benvoluta, i genitori e una sorella.
E Antonio che decide di fare l'infermiere.
Quando fa quello fa di anni ne ha 21 e sta studiando scienze infermieristiche.
Un mestiere che sa “di bravo ragazzo” non di assassino. Un tirocinio all’ospedale che quando lo dici tutti ti guardano con rispetto, ti danno una pacca sulle spalle e ti dicono “non so come fai”.
E mi sa che nemmeno Antonio lo sapeva, cosi come la maggior parte di noi.
Perché è inutile negare che la parte oscura l’abbiamo tutti, solo non lasciamo trapelare nulla.
Ma vediamo nel dettaglio chi è e cosa fa Antonio De Marco questo il nome completo.
Vive in provincia di Lecce a Casarano un paese dove si conoscono tutti e la famiglia De Marco è nota negli ambienti della parrocchia: frequentano con assiduità la chiesa, il papà è un bidello in pensione e la mamma fa la casalinga.
Le parole che girano intorno ad Antonio quando si descrive la sua personalità sono sempre le stesse. Taciturno, solitario, introverso, poca vita sociale.
A Lecce in settimana per studiare e fare tirocinio, a casa nel paese tutti i weekend.
Lunghi sabati e domeniche passate quasi sempre da solo o con la famiglia. Pochi amici.
Una vita continuativa, abitudinaria. Quella vita a cui si aspira dopo la maturità. Studio e lavoro. Come spianarsi la strada verso l’infelicità.
Dove viveva a Lecce?
Antonio a Lecce aveva trovato un appartamento che condivideva con una coppia, e saranno proprio loro a finire nel vortice della sua rabbia.
Conosciamo quindi le vittime perché è questo che diventeranno.
Daniele De Santis, 33 anni e Eleonora Manta anni 30 vivevano nell’appartamento in cui Antonio aveva affittato una stanza. Daniele era il proprietario e Antonio l’affituario.
Condividevano lo stesso appartamento.
Partiamo dal movente, perché il movente è degno di riflessione.
Le motivazioni per il delitto, motivazioni comprensibili, possono essere diverse.
Antonio si era innamorato di Eleonora e non era ricambiato?
Antonio era arrabbiato perché era stato messo alla porta? Si perché Daniele gli aveva detto di trovarsi un altra sistemazione perché in quell’appartamento lui voleva vivere con Eleonora.
Sappiamo per certo che a Eleonora, Antonio non piaceva e per questo spesso litigava con Daniele.
Ma Antonio ci apre uno scenario che non è comprensibile. Una motivazione che non può esistere, non può essere un vero motivo per ammazzare qualcuno eppure Antonio ci dice la sua semplice, disarmante, terribile verità “li ho uccisi perché erano troppo felici”.
Niente di più, niente di meno. Il motivo non c’è, c’è solo la felicità di due persone.
Afferma lui stesso che erano solo conoscenti e si vedevano poco.
Ma vediamo i fatti.
Tra luglio e agosto 2020 Antonio lascia l’appartamento che ha condiviso con la coppia. Ma si tiene una copia delle chiavi.
Da li inizia il suo piano.
A luglio scrive su facebook che “La vendetta è un piatto da servire freddo… è vero che la vendetta non risolve il problema ma per pochi istanti ti senti soddisfatto”.
Si prepara 5 bigliettini che gli ricordano cosa deve fare. Come una sorta di scaletta.
Il primo bigliettino recita:
Appena entrato
legare tutti
accendere tutti i fornelli e mettere l'acqua a bollire
scrivere sul muro
Il secondo bigliettino recita:
Scendi alla fermata
attraversi e riattraversi in diagonale poco prima del bar. In via Vittorio Veneto c'è il condominio a dx. A fine strada attento di fronte. Passare velocemente sul muro alto a sn.
Il terzo bigliettino invece:
Pulizia
lei: acqua bollente, candeggina
lui: acqua bollente candeggina
poco prima di uscire:soda
Il quarto:
Nastrare le dita
prendere i guanti
coprire testa
cambio maglietta
vestizione
prendere coltello e fascette
slacciare le scarpe
In ultimo il quinto bigliettino:
Un'ora e mezza
10/15 minuti di tortura
1 ora e 15 minuti
30 minuti di caccia al tesoro
30 minuti di pulizia
15 minuti di controllo generale
Ora è chiaro che era arrabbiato. Molto arrabbiato. Non si capisce perché proprio con loro.
Quando gli hanno chiesto della caccia al tesoro non ha saputo spiegare cosa intendesse.
Questo bigliettini li ha persi nel piazzale del condominio durante la fuga.
Poco prima dell’omicidio compra un coltello da caccia con il quale porrà fine a due vite. Si compra la soda, i teli. Si prepara.
La sera del 20 settembre 2020 Eleonora e Daniele sono a cena, nella casa che hanno appena ristrutturato.
La tavola è apparecchiata e così resterà.
Il corpo di Daniele sarà trovato sulle scale, mentre quello di Eleonora sul ballatoio del secondo piano.
Partiamo da loro due che stanno cenando.
Immaginate di mangiare tranquilli e sereni, felici quasi, per una convivenza che inizia.
Sogni, amore, vita insieme.
Quando siamo innamorati una parte migliore è la condivisione del cibo.
Poi un rumore, Daniele si alza La porta si spalanca e incontra il suo assassino: il volto è nascosto da una calza sulla quale ha lasciato due fori per gli occhi e un’espressione inquietante,una smorfia triste.
Poi qualcuno vi accoltella.
Non una, non due, non tre volte ma 10, 20 ,30 e anche più coltellate. 79 in due per la precisione.
Avranno capito chi era? Io credo di si.
Avranno capito perché? Non credo.
Si saranno accorti che stavano entrambi morendo?
Daniele avrà capito che Eleonora sarebbe morta?
E Eleonora avrà capito che Daniele sarebbe morto?
Implorate, urlate, piangete, soffrite ma non c’è pietà. Qualcuno vi rincorre e vi uccide.
Ma fino a poco fa eravate felici.
Una fine non terribile di più.
E Antonio? Che fa tutti quei bigliettini poi li accoltella.
Cosa cambia nel suo piano, cosa cambia nella sua testa? Voleva davvero torturarli? In realtà sarà Daniele a cambiare le cose, perché lotterà e reagirà non permettendo ad Antonio di proseguire col suo piano.
Antonio li ha inseguiti per casa, li ha braccati fino alle scale, ha infierito più e più volte sui loro corpi; loro chiedevano pietà, ma lui non ha ascoltato.
Cosa fa Antonio dopo l’omicidio?
Semplicemente quello che fa sempre.
Al mattino lezioni e pratica all'ospedale di Lecce, poi il rientro a casa, qualche uscita la sera. Sabato - proprio nel giorno dei funerali di Daniele ed Eleonora - va a una festa di compleanno di una collega insieme con i compagni di corso.
Verrà arrestato qualche giorno dopo e dirà “Ho fatto una cavolata. So di aver sbagliato. Li ho uccisi perché erano troppi felici e per questo mi è montata la rabbia”
Ma veniamo al famoso quadernone giallo, un diario di 36 pagine.
Questo quaderno è diviso in due parti.
C’è il vero e proprio diario che raccoglie pensieri e un racconto.
Pensieri spaventosi che cambiano grafia mentre vengono scritti.
Vediamone alcuni.
“Non sarò totalmente solo, devo imparare a diventare amico dell’oscurità, non devo più avere paura del buio, l’oscurità è mia amica, il buio è mio amico, l’oscurità è l’unica cosa che non mi abbandonerà mai. Io non ho fatto nulla di male per meritarmi questa sofferenza ed è per questa ragione che non l’accetto. Così come questa sofferenza non è accettata da me non sarà accettata neanche dagli altri perché ho intenzione di farli soffrire come sto soffrendo io. Qualcuno deve pagare per ciò che mi succede, non importa chi”
Qualcuno, come per Elliot o Chris, qualcuno deve pagare.
Chi nello specifico? Giovani di successo nella vita e nell’amore.
Anche per lui il problema è non essere amato e gli antagonisti diventano i giovani che invece vengono amati dalle donne.
A gennaio, dopo aver saputo che la ragazza alla quale era interessato lo vedeva solo come un amico scrive: “ora ho una rabbia spaventosa. Ho deciso che se entro la fine di quest'anno non avrò una ragazza ucciderò una persona”
Quindi i pensieri si formano molto prima di agosto.
"...mercoledì ho avuto una crisi, mentre stringevo il cuscino ho pensato che a differenza mia, gli altri abbracciano delle vere ragazze e così sono scoppiato a piangere. Ho comprato qualche attrezzo.,. voglio farlo...voglio uccidere qualcuno... Ho accettato la stanza della stessa casa di Flavio perché di questa ho già le chiavi e quando andrò via potrò uccidere Daniele...mi piacerebbe una donna per prima, ma penso che così sia una buona base di partenza. Ogni giorno che passa sento che divento sempre meno umano, ma che ci posso fare? Non è colpa mia se nessuno mi ama!".
Sempre questo “non è colpa mia” che ritorna.
“Mercoledì sono stato malissimo, veramente male, mai stato così male finora. Ho pregato la Madonna in ginocchio affinché facesse finire tutto quel dolore ma non è successo, non so cosa fare mi sento morire. Ma perché non sono amato da nessuna? Ma faccio veramente così schifo? Io voglio stare bene... ho deciso che ucciderò Daniele... Se Dio, se il destino, se il caso non vuole che Daniele e altre persone muoiano allora deve farmi incontrare una ragazza che voglia stare con me, altrimenti non mi fermerò mai e ucciderò sempre più persone. Ho deciso di intraprendere una vendetta, una vendetta contro Dio, il mondo e la mia vita, la vita che odio così tanto".
Anche in questo caso, così come per gli altri che avevo scritto se ricordate c’è sempre il fatto di dire se così non deve essere, se non troverò una ragazza vuol dire che devo farlo.
C’è poco da dire se non che questi scritti sono simili a quelli di molti ragazzi nella stessa situazione.
E il racconto?
Sono 11 pagine il protagonista è il suo avatar a cui da il nome “Vendetta”.
Vendetta è solo e senza amore e punisce chi? Ovviamente chi è felice, amato, appagato. Vendetta si serve di altri demoni per fare ciò.
Quello che cambia rispetto ad altre storie è il video. Mentre molti dei giovani di cui abbiamo parlato mostrano sicurezza nei video che girano, Antonio è disperato.
Non condividerò quel video, anzi credo andrebbe tolto dal web. E’ un grido di dolore e sofferenza.
Era in lotta con se stesso Antonio.
Come per Chris c’è una componente “mistica spirituale” Antonio si rivolge alla Madonna, sia nel video, sia negli scritti.
Tutto questo denota, suvvia un problema alla base che con ideologia incel poco ha a che fare dal mio punto di vista.
Entrato in carcere, scrive: “Forse piano, piano mi sto avvicinando ad un pentimento. C’è una parte di me che vorrebbe pentirsi e c’è una parte che vorrebbe stare bene con se stessa. Per l’ennesima volta sono tornato al punto di partenza, sono diviso in tante parti e non ho la più pallida idea di come collegarle a vicenda. È come cercare di creare un puzzle con delle tessere tutte uguali e che quindi non si incastreranno mai”.
La frase che Antonio scrive e che fa più male è “Certe volte mi sembra di essere un vero e proprio mostro e la cosa peggiore è che sento che a una parte di me piace questa idea”.
Indipendentemente da tutte le perizie psichiatriche, indipendentemente da tutte le etichette che gli sono state affibbiate, qui abbiamo un ragazzo giovanissimo che passerà in carcere il resto della sua vita.
Si perché gli è stato dato l’ergastolo così come giusto che sia.
Il mostro dentro, l’oscurità, la malvagità, l’abbiamo tutti. Quando è prepotente e cerca di farsi strada, quando non riusciamo a controllarci più ecco che cosa accade.
La cosa che mi lascia in shock è il dopo omicidio. Vai uccidi sei mosso dalla rabbia. Ma dopo, dopo come fai a condurre di nuovo la tua vita? Come se niente fosse. Ovviamente non credo che dentro di lui fosse niente. Dentro aveva un tumulto. Ma il corpo esternamente ha continuato a vivere come un automa facendo le stesse cose.
Quindi in conclusione abbiamo due Antonio. Quello che prosegue la vita abitudinaria e quello “mostruoso”. Ragionando è troppo comodo piazzarci un bell’adesivo che urla “incel” senza voler vedere tutto il resto.
Daniele De Santis 30 anni
Eleonora Manta 3oanni
In questo caso abbiamo 2 vittime. E lo ripeto doverosamente i feriti sono persone che hanno subito sofferenza fisica e mentale e che ad oggi probabilmente ancora portano i segni di quello che hanno vissuto. Non dimentichiamo chi ruotava attorno alle vite di queste persone sia dei feriti che delle vittime ( partner genitori parenti amici ). La mancanza resta così come la difficoltà di superare una tragedia del genere.
Ultimo caso di cui voglio parlare della serie Incel.
E questa volta siamo in Italia.
Per la precisione siamo a Lecce, in Puglia.
Ammetto di non aver seguito il caso quando è uscita la notizia.
I media, ormai lo sapete, non mi piacciono, travisano tutto e alla fine la verità è sempre falsata.
Tutto ciò che sto per dire sembra la fotocopia di tutto quello che abbiamo visto finora se avete seguito gli altri casi.
Antonio, questo il suo nome, tocca tutte le fasi.
Solitudine, video, diario, annunciarsi sui social e tanta, tanta rabbia.
Una rabbia sopita, una sofferenza interiore che Dio solo sa che male fa.
Una guerra dell’anima che fatica a trovare in sé la parte pura.
La storia di Antonio mi ha scavato dentro.
Le sue parole, le sue lacrime. Il suo essere stato così sadico.
E quella vita esterna che sembra di tutto rispetto.
La classica famiglia tranquilla e benvoluta, i genitori e una sorella.
E Antonio che decide di fare l'infermiere.
Quando fa quello fa di anni ne ha 21 e sta studiando scienze infermieristiche.
Un mestiere che sa “di bravo ragazzo” non di assassino. Un tirocinio all’ospedale che quando lo dici tutti ti guardano con rispetto, ti danno una pacca sulle spalle e ti dicono “non so come fai”.
E mi sa che nemmeno Antonio lo sapeva, cosi come la maggior parte di noi.
Perché è inutile negare che la parte oscura l’abbiamo tutti, solo non lasciamo trapelare nulla.
Ma vediamo nel dettaglio chi è e cosa fa Antonio De Marco questo il nome completo.
Vive in provincia di Lecce a Casarano un paese dove si conoscono tutti e la famiglia De Marco è nota negli ambienti della parrocchia: frequentano con assiduità la chiesa, il papà è un bidello in pensione e la mamma fa la casalinga.
Le parole che girano intorno ad Antonio quando si descrive la sua personalità sono sempre le stesse. Taciturno, solitario, introverso, poca vita sociale.
A Lecce in settimana per studiare e fare tirocinio, a casa nel paese tutti i weekend.
Lunghi sabati e domeniche passate quasi sempre da solo o con la famiglia. Pochi amici.
Una vita continuativa, abitudinaria. Quella vita a cui si aspira dopo la maturità. Studio e lavoro. Come spianarsi la strada verso l’infelicità.
Dove viveva a Lecce?
Antonio a Lecce aveva trovato un appartamento che condivideva con una coppia, e saranno proprio loro a finire nel vortice della sua rabbia.
Conosciamo quindi le vittime perché è questo che diventeranno.
Daniele De Santis, 33 anni e Eleonora Manta anni 30 vivevano nell’appartamento in cui Antonio aveva affittato una stanza. Daniele era il proprietario e Antonio l’affituario.
Condividevano lo stesso appartamento.
Partiamo dal movente, perché il movente è degno di riflessione.
Le motivazioni per il delitto, motivazioni comprensibili, possono essere diverse.
Antonio si era innamorato di Eleonora e non era ricambiato?
Antonio era arrabbiato perché era stato messo alla porta? Si perché Daniele gli aveva detto di trovarsi un altra sistemazione perché in quell’appartamento lui voleva vivere con Eleonora.
Sappiamo per certo che a Eleonora, Antonio non piaceva e per questo spesso litigava con Daniele.
Ma Antonio ci apre uno scenario che non è comprensibile. Una motivazione che non può esistere, non può essere un vero motivo per ammazzare qualcuno eppure Antonio ci dice la sua semplice, disarmante, terribile verità “li ho uccisi perché erano troppo felici”.
Niente di più, niente di meno. Il motivo non c’è, c’è solo la felicità di due persone.
Afferma lui stesso che erano solo conoscenti e si vedevano poco.
Ma vediamo i fatti.
Tra luglio e agosto 2020 Antonio lascia l’appartamento che ha condiviso con la coppia. Ma si tiene una copia delle chiavi.
Da li inizia il suo piano.
A luglio scrive su facebook che “La vendetta è un piatto da servire freddo… è vero che la vendetta non risolve il problema ma per pochi istanti ti senti soddisfatto”.
Si prepara 5 bigliettini che gli ricordano cosa deve fare. Come una sorta di scaletta.
Il primo bigliettino recita:
Appena entrato
legare tutti
accendere tutti i fornelli e mettere l'acqua a bollire
scrivere sul muro
Il secondo bigliettino recita:
Scendi alla fermata
attraversi e riattraversi in diagonale poco prima del bar. In via Vittorio Veneto c'è il condominio a dx. A fine strada attento di fronte. Passare velocemente sul muro alto a sn.
Il terzo bigliettino invece:
Pulizia
lei: acqua bollente, candeggina
lui: acqua bollente candeggina
poco prima di uscire:soda
Il quarto:
Nastrare le dita
prendere i guanti
coprire testa
cambio maglietta
vestizione
prendere coltello e fascette
slacciare le scarpe
In ultimo il quinto bigliettino:
Un'ora e mezza
10/15 minuti di tortura
1 ora e 15 minuti
30 minuti di caccia al tesoro
30 minuti di pulizia
15 minuti di controllo generale
Ora è chiaro che era arrabbiato. Molto arrabbiato. Non si capisce perché proprio con loro.
Quando gli hanno chiesto della caccia al tesoro non ha saputo spiegare cosa intendesse.
Questo bigliettini li ha persi nel piazzale del condominio durante la fuga.
Poco prima dell’omicidio compra un coltello da caccia con il quale porrà fine a due vite. Si compra la soda, i teli. Si prepara.
La sera del 20 settembre 2020 Eleonora e Daniele sono a cena, nella casa che hanno appena ristrutturato.
La tavola è apparecchiata e così resterà.
Il corpo di Daniele sarà trovato sulle scale, mentre quello di Eleonora sul ballatoio del secondo piano.
Partiamo da loro due che stanno cenando.
Immaginate di mangiare tranquilli e sereni, felici quasi, per una convivenza che inizia.
Sogni, amore, vita insieme.
Quando siamo innamorati una parte migliore è la condivisione del cibo.
Poi un rumore, Daniele si alza La porta si spalanca e incontra il suo assassino: il volto è nascosto da una calza sulla quale ha lasciato due fori per gli occhi e un’espressione inquietante,una smorfia triste.
Poi qualcuno vi accoltella.
Non una, non due, non tre volte ma 10, 20 ,30 e anche più coltellate. 79 in due per la precisione.
Avranno capito chi era? Io credo di si.
Avranno capito perché? Non credo.
Si saranno accorti che stavano entrambi morendo?
Daniele avrà capito che Eleonora sarebbe morta?
E Eleonora avrà capito che Daniele sarebbe morto?
Implorate, urlate, piangete, soffrite ma non c’è pietà. Qualcuno vi rincorre e vi uccide.
Ma fino a poco fa eravate felici.
Una fine non terribile di più.
E Antonio? Che fa tutti quei bigliettini poi li accoltella.
Cosa cambia nel suo piano, cosa cambia nella sua testa? Voleva davvero torturarli? In realtà sarà Daniele a cambiare le cose, perché lotterà e reagirà non permettendo ad Antonio di proseguire col suo piano.
Antonio li ha inseguiti per casa, li ha braccati fino alle scale, ha infierito più e più volte sui loro corpi; loro chiedevano pietà, ma lui non ha ascoltato.
Cosa fa Antonio dopo l’omicidio?
Semplicemente quello che fa sempre.
Al mattino lezioni e pratica all'ospedale di Lecce, poi il rientro a casa, qualche uscita la sera. Sabato - proprio nel giorno dei funerali di Daniele ed Eleonora - va a una festa di compleanno di una collega insieme con i compagni di corso.
Verrà arrestato qualche giorno dopo e dirà “Ho fatto una cavolata. So di aver sbagliato. Li ho uccisi perché erano troppi felici e per questo mi è montata la rabbia”
Ma veniamo al famoso quadernone giallo, un diario di 36 pagine.
Questo quaderno è diviso in due parti.
C’è il vero e proprio diario che raccoglie pensieri e un racconto.
Pensieri spaventosi che cambiano grafia mentre vengono scritti.
Vediamone alcuni.
“Non sarò totalmente solo, devo imparare a diventare amico dell’oscurità, non devo più avere paura del buio, l’oscurità è mia amica, il buio è mio amico, l’oscurità è l’unica cosa che non mi abbandonerà mai. Io non ho fatto nulla di male per meritarmi questa sofferenza ed è per questa ragione che non l’accetto. Così come questa sofferenza non è accettata da me non sarà accettata neanche dagli altri perché ho intenzione di farli soffrire come sto soffrendo io. Qualcuno deve pagare per ciò che mi succede, non importa chi”
Qualcuno, come per Elliot o Chris, qualcuno deve pagare.
Chi nello specifico? Giovani di successo nella vita e nell’amore.
Anche per lui il problema è non essere amato e gli antagonisti diventano i giovani che invece vengono amati dalle donne.
A gennaio, dopo aver saputo che la ragazza alla quale era interessato lo vedeva solo come un amico scrive: “ora ho una rabbia spaventosa. Ho deciso che se entro la fine di quest'anno non avrò una ragazza ucciderò una persona”
Quindi i pensieri si formano molto prima di agosto.
"...mercoledì ho avuto una crisi, mentre stringevo il cuscino ho pensato che a differenza mia, gli altri abbracciano delle vere ragazze e così sono scoppiato a piangere. Ho comprato qualche attrezzo.,. voglio farlo...voglio uccidere qualcuno... Ho accettato la stanza della stessa casa di Flavio perché di questa ho già le chiavi e quando andrò via potrò uccidere Daniele...mi piacerebbe una donna per prima, ma penso che così sia una buona base di partenza. Ogni giorno che passa sento che divento sempre meno umano, ma che ci posso fare? Non è colpa mia se nessuno mi ama!".
Sempre questo “non è colpa mia” che ritorna.
“Mercoledì sono stato malissimo, veramente male, mai stato così male finora. Ho pregato la Madonna in ginocchio affinché facesse finire tutto quel dolore ma non è successo, non so cosa fare mi sento morire. Ma perché non sono amato da nessuna? Ma faccio veramente così schifo? Io voglio stare bene... ho deciso che ucciderò Daniele... Se Dio, se il destino, se il caso non vuole che Daniele e altre persone muoiano allora deve farmi incontrare una ragazza che voglia stare con me, altrimenti non mi fermerò mai e ucciderò sempre più persone. Ho deciso di intraprendere una vendetta, una vendetta contro Dio, il mondo e la mia vita, la vita che odio così tanto".
Anche in questo caso, così come per gli altri che avevo scritto se ricordate c’è sempre il fatto di dire se così non deve essere, se non troverò una ragazza vuol dire che devo farlo.
C’è poco da dire se non che questi scritti sono simili a quelli di molti ragazzi nella stessa situazione.
E il racconto?
Sono 11 pagine il protagonista è il suo avatar a cui da il nome “Vendetta”.
Vendetta è solo e senza amore e punisce chi? Ovviamente chi è felice, amato, appagato. Vendetta si serve di altri demoni per fare ciò.
Quello che cambia rispetto ad altre storie è il video. Mentre molti dei giovani di cui abbiamo parlato mostrano sicurezza nei video che girano, Antonio è disperato.
Non condividerò quel video, anzi credo andrebbe tolto dal web. E’ un grido di dolore e sofferenza.
Era in lotta con se stesso Antonio.
Come per Chris c’è una componente “mistica spirituale” Antonio si rivolge alla Madonna, sia nel video, sia negli scritti.
Tutto questo denota, suvvia un problema alla base che con ideologia incel poco ha a che fare dal mio punto di vista.
Entrato in carcere, scrive: “Forse piano, piano mi sto avvicinando ad un pentimento. C’è una parte di me che vorrebbe pentirsi e c’è una parte che vorrebbe stare bene con se stessa. Per l’ennesima volta sono tornato al punto di partenza, sono diviso in tante parti e non ho la più pallida idea di come collegarle a vicenda. È come cercare di creare un puzzle con delle tessere tutte uguali e che quindi non si incastreranno mai”.
La frase che Antonio scrive e che fa più male è “Certe volte mi sembra di essere un vero e proprio mostro e la cosa peggiore è che sento che a una parte di me piace questa idea”.
Indipendentemente da tutte le perizie psichiatriche, indipendentemente da tutte le etichette che gli sono state affibbiate, qui abbiamo un ragazzo giovanissimo che passerà in carcere il resto della sua vita.
Si perché gli è stato dato l’ergastolo così come giusto che sia.
Il mostro dentro, l’oscurità, la malvagità, l’abbiamo tutti. Quando è prepotente e cerca di farsi strada, quando non riusciamo a controllarci più ecco che cosa accade.
La cosa che mi lascia in shock è il dopo omicidio. Vai uccidi sei mosso dalla rabbia. Ma dopo, dopo come fai a condurre di nuovo la tua vita? Come se niente fosse. Ovviamente non credo che dentro di lui fosse niente. Dentro aveva un tumulto. Ma il corpo esternamente ha continuato a vivere come un automa facendo le stesse cose.
Quindi in conclusione abbiamo due Antonio. Quello che prosegue la vita abitudinaria e quello “mostruoso”. Ragionando è troppo comodo piazzarci un bell’adesivo che urla “incel” senza voler vedere tutto il resto.
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