Noemi e Gabriele - racconto ballbusting
Racconto ballbusting a due mani.
Un racconto così non mi eccita ma è scritto molto bene e ci sono delle parti che meritano.
Noemi lo fissa, quasi non può credere che quello stesso maschio che si presentava come un virile si sia trasformato così tanto in un perdente ...avverte il suo desiderio di punizione insieme alla paura che accompagna sempre affidare qualcosa di così importante a qualcuna che potrebbe distruggerlo.
Gabriele dal canto suo sente nelle palle il suo destino, conosce il suo futuro crollo, lo sa già, mentre Noemi lo scopre solo in quel momento.
Eppure non si può tornare indietro, non c'è remissione, nell'ambiente si diffonde la paura dell'attesa, quel terrore che sa di castrazione...
"Castrazione" parola che fino a poco prima non aveva sfiorato la mente di nessuno dei due è adesso la posta in gioco stessa del loro incontro, la maggior paura di entrambi ma anche ciò che li spinge ad essere lì in quel momento, ognuno nei suoi ruoli.
Noemi abbassa lo sguardo, non vuole incontrare gli occhi di lui, ma vuole fissare le palle così vulnerabili, così esposte, misura la loro distanza dal piede che a breve darà la sua sentenza...trova quelle palle patetiche quasi quanto il maschio cui appartengono, un maschio che amava vantarsene, dire di essere un palle grosse...
Noemi glielo ricorda, lo umilia, il suo tono è arrogante, spavaldo, sicuro il suo sorrisetto è un preludio alle risate fragorose che emetterà dopo aver calciato..."Gabriele dimmi e queste sarebbero le tue palle GROSSE? Quelle di cui tanto ti vanti?"...
Una mano a sollevare il mento di Gabriele che occhi fissi a terra, non osa rispondere, sa che ogni parola potrebbe essere usata contro le sue palle, si limita a pregustare il momento in cui si getterà ai piedi di lei in preda ad un'agonia maschile nella quale le dimensioni delle sue palle non conteranno più niente
Sono secondi interminabili, Noemi non calcia, tentenna, come se attendesse che lui - nonostante le sue gambe larghe e il suo chiaro invito a calciare - la supplicasse per essere calciato, per ricevere il ben-servito, ma ancora lui non osa, non vuole scendere a tanto, non vuole umiliarsi al punto da chiedere lui stesso un calcio nelle palle...tutto rimane in stallo, lui attende la sua ovvia punizione e lei attende sia lui stesso a richiederla...
Noemi si rende conto che Gabriele è in difficoltà, la cosa le piace, la stuzzica da morire e lentamente gli si avvicina, con le dita scende fino a prendere contatto con le palle, le prende con forza e solo allora si rende conto che le occupano per bene tutta la mano...mentre le stringe, ancora delicatamente senza intenzione di fare troppo male, gli sussurra all'orecchio: "Gabriele Gabriele, stupido coglione, sei veramente un palle piccole"...
A quelle parole, "palle piccole", Gabriele capisce in un attimo che Noemi non ha più voglia di aspettare, sono parole che lo riportano al suo destino e mentre lei si rimette in posizione a breve distanza lui osserva quel culo magnifico che solo poco tempo prima aveva sognato di possedere; ora comprende che non potrà mai e poi mai averlo. Decide che è il momento, va per muovere le labbra, riesce a dire solo "Ti pr..." ma qualcosa di imprevisto accade: nel suo sadismo, Noemi non attende che lui chieda, lascia partire un calcio fortissimo che prende in pieno le palle del povero Gabriele, un rumore sordo, una sensazione di intenso piacere attraversa il piede che calcia quanto le palle che ricevono il calcio
Il tempo si è fermato, ciò che segue è automatico: sommerso dal dolore, Gabriele crolla in ginocchio, le mani vanno a tenere le palle distrutte, testa bassa, ciò che c'era di virile in lui sta svanendo, ciò che lo rendeva orgoglioso è adesso solo una condanna. Noemi, soddisfatta, lo guarda ansimare in ginocchio, sa di averlo colpito abbastanza forte da impedire che si rialzi presto. È ancora desiderosa di umiliare e gli dice: "Piccolo Gabriele sei proprio un perdente! MA guardati in ginocchio dopo un solo calcio nelle palle, non sei nemmeno abbastanza maschio da prenderne, andiamo di nuovo in piedi, abbiamo appena cominciato"...
Gabriele riprende la posizione a fatica, si rialza con grande difficoltà, Noemi lo ha colpito con una ferocia, un sadismo e un piacere che dapprima, vedendola nel quotidiano, non le avrebbe mai attribuito. Il suo destino, purtroppo o per fortuna, si è avverato: lo sentiva dall'inizio nelle palle che tutto questo sarebbe avvenuto e adesso il forte dolore che avverte nitidamente tra le gambe ha fatto perdere completamente senso alla parola "maschio", della quale amava fregiarsi. Eppure non può fuggire: potrebbe proteggersi, potrebbe reagire, ma il patetico che è in lui, attivato da quel "palle piccole" lanciato da Noemi come una freccia contro la sua virilità, lo spinge ad allargare nuovamente le gambe di fronte alla donna e a prepararsi per un nuovo, devastante, impatto. Noemi lo scruta, vede nitidamente la sua sofferenza maschile e se ne compiace. Gli dice: "Povero Gabriele, le tue palle piccole e inutili sono state calciate"
"Non avresti mai creduto che una donna come me potesse farti questo, eh? Ma questo è solo l'inizio: quando avrò finito con le tue palle non avrai più niente che sia degno di essere definito maschile lì in mezzo". Gabriele, intontito, sofferente ma eccitato, ancora tenendosi le palle per mitigare il dolore, le dice: "Noemi, ti prego, non ti sei regolata, mi hai dato un calcio fortissimo. Così mi castri...". Noemi si lascia andare a una lunga risata e aggiunge: "Sì, meriti di essere castrato! Preparati al trattamento più doloroso della tua inutile vita da maschio. Guardami bene in faccia". Gabriele non osa, ancora una volta dimostra di non avere abbastanza palle per affrontare Noemi. Lei si avvicina, una mano sulla testa a rialzarla, a un centimetro dalla sua bocca gli sussurra: "Ti giuro che tu non potrai più avere figli, dovrai dire addio per sempre alle sborrate. Ti rimarranno solo palle gonfie e inutili tra le gambe."
"Saranno talmente gonfie che finalmente potrai dire "sono un palle grosse" senza che nessuna donna ti rida dietro. Mi assicurerò di farti più male possibile, di lasciarti al tappeto senza fiato, senza orgoglio e senza palle. Adesso in posizione, il tempo delle chiacchiere è finito..."
E Noemi calcia, forte, prepotente: calci di seguito, due, tre, quattro. Conta i calci nella sua mente e quel minimo di apprensione che aveva manifestato precedentemente scompare sempre di più ad ogni calcio: adesso il suo interesse verso la condizione di quelle palle è pari a zero, per Noemi non rappresentano che un bersaglio, un misero, piccolo bersaglio contro cui scagliare ogni sua emozione, in cui riversare tutte le piccole rabbie quotidiane. Tutto intorno è svanito: l'uomo che ha davanti ai suoi occhi è ridotto alla categoria di maschio, patetico maschio, maschio che offre le sue palle ai calci, pronto a essere castigato proprio per il suo essere maschio. E Gabriele? Anche durante i calci, Gabriele si sforza di rimane maschio, un assurdo desiderio di riconoscimento, proprio nel momento in cui si spoglia di tutto ciò che lo rende maschio.
Gabriele cerca di resistere: è già crollato una volta, non vuole darla vinta a Noemi, sa che dovrà cercare di rimanere in piedi, non può finire nuovamente in ginocchio, il patetico che è nelle sue palle ha un ultimo, decisivo, scatto d'orgoglio. Al quinto calcio, Gabriele tentenna, il dolore alle palle è lancinante, vorrebbe solo rovinare al tappeto e poter stringere quelle sue palle ormai distrutte per proteggerle, per qualche secondo, da ulteriori colpi. Noemi, ormai, è in un altro mondo: niente che la possa fermare, non esiste via d'uscita, non ci sono safe-word: c'è solo la sua volontà, solo il suo desiderio. Il trattamento è un meccanismo: una volta iniziato, chi vi partecipa è solo una ruota o una molla di questo sistema. La dea che colpisce e le palle che subiscono formano un tutto unico: Noemi e Gabriele, in questa dimensione, non esistono affatto.
Noemi si avvicina, Gabriele trema, lei posa le sue mani sul suo petto, ha un atteggiamento consolatorio, come una vecchia amica alla quale racconti qualche tua disavventura, certo che lei sia lì unicamente per capirti, per accoglierti. Gabriele è preso dalla tentazione di abbandonarsi a lei, di crollare sì, ma fra le sue braccia: avrebbe bisogno di un gesto d'affetto da parte della stessa donna che lo ha appena calciato pesantemente nelle palle, un abbraccio che voglia dire: non preoccuparti, ce l'hai fatta, le tue palle hanno superato la prova, sei un vero maschio. Gabriele immagina Noemi mentre lo stringe, lo fa sentire bene, avverte il calore del suo corpo, la pressione dei suoi seni sul suo petto...
È solo un attimo, un attimo che sfugge, ma è attimo talmente bello che quasi il dolore non si sente. Si crolla semplicemente, come una foglia dall'albero, come un fenomeno di natura. In ginocchio, ci si accorge del modo in cui sono ridotte le palle: piene di lividi, rosse, gonfie. La ginocchiata alle palle, violenta, tremenda, ha definitivamente cancellato ogni traccia di virilità da quelle palle, da quel maschio. Noemi gli urla: "Sputa le palle, COGLIONE!"
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