Bullismo e Kink
Premessa
prima di trattare questo argomento.
Non ho nessuna competenza in niente. Non ho le idee chiare nemmeno io.
Il quesito è interessante ed interessante è approfondirlo.
Ma in questo approfondimento ci sono solo le mie esperienze vissute e il modo in cui io le ho vissute.
Stop. Porto alla luce quello che penso senza nessun riscontro.
Quindi non psicoanalizzate ogni cosa che dico, non prendetela per buona, semplicemente qui è un invito al ragionamento.
L’argomento è alquanto delicato. Lo era e lo è oggi e credo che lo sarà sempre.
Dovete anche ricordavi prima di leggere o ascoltare che io parlo degli anni 90.
La mia adolescenza.
Veniamo adesso all’argomento vero e proprio.
Bullismo e kink sono correlati?
In che modo aver subito bullismo condiziona la vita sessuale futura e in particolare i kink?
E davvero li condiziona?
E' una domanda che è nata da una conversazione privata con uno di voi, dopo che la persona in questione ha ascoltato il podcast “quel colpo che non ti aspetti” che racconta di un calcio nelle balls che ho tirato a un ragazzino che mi bullizzava.
Non ho mai fatto mistero del fatto che di bullismo ne ho subito e non poco.
Quello che ancora mi fa vergognare è essere stata per un periodo io stessa la bulla.
Mi spiego meglio e ve lo faccio capire con un esempio.
Avete presente quando qualcuno viene bullizzato e intorno ci sono persone che magari indicano, ridono o semplicemente non aiutano?
Ecco dopo essere stata bullizzata sono diventata per un periodo una di quelle persone.
Da adulta sono profondamente cambiata ma ancora mi vergogno di aver avuto quegli atteggiamenti, mi fanno ancora sentire molto colpevole e forse è giusto così. E' bene che io non dimentichi.
Da adulta ho scelto di non affondare chi sta già affondando, perché anche il comportamento di un osservatore può avere effetto su un bullizzato ve lo assicuro. E se per caso mi capita di reiterare gli stessi comportamenti di quando ero ragazzina, mi prendo a schiaffi da sola.
Ho parlato diverse volte del fatto che spesso, soprattutto alle scuole medie sono stata bullizzata.
E' successo anche alle scuole superiori ma meno.
Le scuole medie per me sono state terribili.
Ma non è una giustificazione per quello che non dovevo fare.
Cercavo di sopravvivere ma lo facevo nel modo sbagliato.
Il bullismo soprattutto se continuato nel tempo, se è costante, se è pesante, ti lascia segni così profondi e traumi così devastanti che è davvero difficile uscirne.
Pensate che io sia esagerata?
Allora immaginate questo.
Da adulti quando ormai ne siete distanti, quando non ci pensate più, quando siete tranquilli su una spiaggia a divertirvi, prendere il sole in costume e tutte le cose che si fanno in estate, quando siete nel pieno della vita e della voglia, vi alzate perché volete andare a prendervi qualcosa al bar, siete sicuri di voi, ma qualcuno alle vostre spalle ride.
Quella risata la senti e razionalmente lo sai che non è per te, lo sai che nessuno ti sta prendendo in giro, lo sai che l’ultima preoccupazione del mondo è prestare attenzione a te, eppure… in un secondo sei di nuovo quella ragazzina di 13 anni che viene bloccata, schernita, umiliata.
Il corpo si blocca, la mente si paralizza e pensi solo “ridono di me”.
Ma non è vero e lo sai che non è vero ma non puoi combattere la paura che ritorna devi solo lasciarla passare.
Dura un secondo il terrore, nessuno se ne accorge ma dura un’eternità il ricordo che porta con sé. E aggiungi ancora un altro episodio alla lista.
E non te ne capaciti perché la sera, il mattino dopo, il pomeriggio e per qualche giorno seguente ancora sei a li a chiederti “ma se invece ridevano di me?”.
E si può così dire , be che te ne frega.
Intendiamoci, è il terrore, la paura che paralizza, non chi lo fa o il fatto che sia reale o no.
Questi sono i segni che il bullismo ha lasciato in me.
Niente è visibile, ma l’anima sembra essere sprofondata in un abisso da cui per l’ennesima volta deve lentamente risalire.
E ogni volta quell’abisso sembra sempre più profondo.
Uno dei motivi per cui ho pensato spesso di farla finita, uno dei motivi dei miei falliti tentati suicidi è stato sicuramente il bullismo.
Non mi è difficile parlarne ora, ma all’epoca non sono mai riuscita a chiedere aiuto.
E nemmeno avrei saputo a chi chiederlo.
Questo per darvi un’infarinatura e farvi capire cosa è stato il bullismo per me.
Ora torniamo alla domanda principale.
I kink.
Partirei cercando di identificare quali possiamo trovare nel bullismo, usati in modo tossico e negativo ovviamente, e, credo non serva nemmeno scriverlo, usati in maniera non consensuale ma intenzionale.
Il bullo mira a ferire, denigrare. Nei kink si ricerca piacere mi pare ovvio.
Sicuramente c’è di base l’essere dei sadici.
Un bullo è sadico. Ho visto e subito cose fatte non da un gruppo ma da una sola persona di una sadicità allucinante.
Un ragazzino che trae piacere nel tormentare in modo ripetuto nel tempo sia verbalmente che fisicamente un coetaneo è sadico senza ombra di dubbio a meno che non sia sotto minaccia.
Ma li vedi subito quelli che godono del male che fanno e quelli che invece non vorrebbero.
E si è inutile che continuiamo a pensare che i teneri piccoli mocciosi siano angeli.
Sanno essere dei diavoli altroché, specie nell’età 10/15.
E traggono piacere dal dolore che infliggono. Peccato sia un piacere senza consenso.
Per esempio nel racconto che ho fatto, il diavolo sono stata io e io ho goduto, in maniera simbolica ovviamente. Tirare quel calcio mi ha dato potere, anche se è stata una difesa. Per un attimo ho avuto io il potere e inutile negarlo mi è piaciuto. Il kink è nato così visto che non era il mio primario? Può essere ma non ho la certezza.
La dinamica che troviamo è tipica nel bdsm. Controllo e potere.
Sono stata umiliata e volevo umiliare con l’intento di ferire e far male ma solo a colui che mi aveva ferito. Inizialmente i miei pensieri erano questi. Umiliare chi mi umiliava. Poteva essere un calcio, poteva essere schiacciarli sotto i piedi. Ma non solo, anche pensare di riuscire a reagire, cosa che avveniva di rado.
Invece al contrario può essere che la vulnerabilità di chi subisce angherie crei poi dei masochisti?
Come ho già raccontato ho visto dei ragazzini che non si sottraevano alle angherie anche quando avrebbero potuto farlo.
Ma potrebbe essere la paura che paralizza.
Io all’inizio mi paralizzavo poi ho affinato le tecniche e prendevo le mie precauzioni.
Ma ce ne erano alcuni che ricadevano nella stessa trappola volta dopo volta. Senza che le trappole cambiassero. Per cui ad un certo punto ho avuto il dubbio. Non che piacesse essere bullizzati intendiamoci, ma che alcuni comportamenti sadici provocassero un piacere masochistico e da qui il desiderio di ripeterlo.
Esempio che avevo già fatto, un ragazzino non si sottraeva mai a delle ragazzine che lo colpivano dove non batte il sole. Non se ne andava nemmeno quando a loro non interessava più.
Quindi o è la paura ( sei paralizzato, minacciato e cose così) o è altro ma non avremmo mai modo di saperlo.
Altra componente, definiamola sessuale, tipica dei bulli è quella di denudare ( magari non completamente) la vittima. Spero ad oggi non capiti più ma vi assicuro ai miei tempi accadeva. Il bullizzato si sente più esposto, più vulnerabile. Anche qui siamo in controllo e potere.
Prendere oggetti personali, capitava con le calzature prevalentemente ( e qui ci si pone la domanda perché le scarpe? Solo perché sono facili da togliere? Oppure c’è altro?) o zaini, borse, romperli oppure aprirli e gettare le cose in mezzo alla strada.
Negli anni 90 fortunatamente non c’era internet. Soffro davvero per gli adolescenti bullizzati oggi che oltre a quello che devono subire, si ritrovano a essere derisi anche sui social o peggio. Non posso immaginare quanto sia devastante.
Non c’era il sexting (invio di messaggi, foto, audio o video sessualmente espliciti tramite dispositivi digitali) non c’era il reveng porn.
Era un incubo ma un incubo diverso. Il tuo nome magari lo trovavi scritto su un muro accanto a parole spregevoli ma almeno sotto quell’aspetto finiva li.
Il problema era ritrovarsi i bulli ovunque, scuola, oratorio, sport in un piccolo paese erano sempre gli stessi.
Non avevi mai pace.
Altra arma usata per infliggere dolore fisico erano tagli e fuoco. Per cui non venite a dirmi che non erano dei sadici e che “stavano solo scherzando”.
I bulli sanno bene quello che fanno e lo fanno con sadico piacere.
Altro aspetto da considerare è l’isolamento che il bullismo crea.
Quella voglia di chiudersi in casa, di sparire in un angolo remoto del pianeta. Se sei bullizzato sei solo anche a scuola, almeno per me era così. L’umiliazione è pubblica se così si può dire e nessuno vuole starti vicino perché nessuno vuole rischiare di diventare come te. E’ un dolore nel dolore.
Da un articolo di cui poi vi lascio il link
“il bullismo è un termine improprio meglio sarebbe parlare di atti di sadismo. Infatti se fosse solo l’esigenza di protagonismo a motivare l’azione del bullo, nel momento in cui egli si rende conto del dolore recato alla vittima, si fermerebbe. Ma spesso sappiamo che l’atto di bullismo è sadismo vero e proprio in quanto è vedere la paura nell’altro, la sua sofferenza, la sua sottomissione, che viene vissuta come resa incondizionata e assoggettamento, a provocare il piacere: il piacere di infliggere una sofferenza. Ecco che dovremmo cominciare a riflettere sul sadismo ed individuare dove questo atteggiamento e questo modo di vedere e di sentire si manifesta nella cultura come elemento formatore della personalità.”
Esattamente da questo dovremmo partire. Cominciare ad ammettere che la maggior parte dei bulli sono dei sadici che andrebbero curati per il loro bene anche s’intende.
“Ciò che subisce la vittima quindi non è banalmente “una presa in giro”, ma una violenza che penetra molto più profondamente. Il bullo sceglie come preda chi è più facile da sottomettere, ossia che ha già il sentimento di appartenenza ferito e che quindi è più vulnerabile. L’atto di violenza nei suoi confronti va proprio ad allargare questa ferita. Quindi il vissuto di impotenza e di squalificazione lo porterà a credere a ciò che gli viene detto/fatto vivere dai “sadici bulli”. E questo sentimento di squalificazione può perdurare per tutta la vita.
Oltre alla violenza, che può subire sul piano fisico, c’è quella sul piano psicologico, in quanto viene colpita e lesa l’identità soggettiva. Questo rende particolarmente perversa l’azione dei ragazzi aggressivi. Il rapporto tra carnefice e vittima è sempre un rapporto di sottomissione, dove la vittima alla fin fine sente quasi come giusta l’azione aggressiva nei suoi confronti: è la sottomissione al potere.”
C’è poi chi riesce ad uscirne e anche a riscattarsi fortunatamente ma bisogna anche tenere conto di tutti quelli che non ce la fanno e ancora dopo anni ne soffrono.
“chiamare bullismo questo fenomeno è improprio e riduttivo. Purtroppo la presenza nella nostra società e delle ultime generazioni di forme di questo genere ci dice quanto nelle profondità della psiche siano ancora vive le forme archetipiche dell’uomo primitivo sadico ed aggressivo. Il problema si fa ancora più evidente oggi data la disponibilità di mezzi potenti a cui possono accedere personalità violente.”
In questo trafiletto c’è una verità che fa paura. Mi permetto una riflessione. In una società civile, come è giusto che sia, da adulti, il sadico aggressivo non può e non deve permettersi di toccare un altro essere umano senza il suo consenso. Se lo tormenta, se lo tortura, anche solo verbalmente paga delle conseguenze, anche con la legge e in società.
Insomma sappiamo che è un comportamento punibile.
Ma l’adolescente? Può essere un sadico aggressivo quasi nella totalità dei casi senza preoccuparsi di nulla. Chi si prende la responsabilità per le vittime che poi magari sviluppano depressione, pensieri suicidi?
Quante volte è già capitato e quante volte capiterà.
Il bdsm è un modo di vivere la sessualità in cui un sadico e un masochista si incontrano per piacere e consensualmente vivono ciò. Nella loro intimità. Senza ferire e far del male a nessuno, Eppure è quasi ancora un tabù, ci si preoccupa di queste pratiche che chissà mai cosa nascondono.
Ma non ci si preoccupa di ragazzini sadici e aggressivi che fanno cose orribili con l’intento di ferire perché in fondo “sta scherzando”.
Non ci preoccupa di uomini adulti che riversano rabbia frustrazione sui social denigrando e offendendo, quello forse non è bullismo?
Ci sarebbe molto su cui ragionare perché ho idea che stiamo prendendo una direzione non proprio corretta e le vittime ahimè continueranno a esserlo per molto tempo ancora, con poca possibilità di difesa.
E non sono paragoni sia chiaro, ma solo uno sguardo ai fatti che comunque sono questi non si scappa.
Questo è, perdonatemi, lo schifo che aspetta le nuove generazioni poveri loro!
Negli anni 90, alla mia epoca, oddio mi sento vecchia, lo potevo anche capire che non significa giustificare, il mondo era diverso, ma siamo nel 2026 nulla di tutto questo è più accettabile.
Concludendo e riprendendo i kink.
Credo che il percorso per ognuno di noi sia diverso. Bullismo e kink non potrebbero essere più distanti nonostante le cose in comune.
Probabilmente qualche bullo o bullizzato ha compreso il proprio kink in quegli anni, o ha scoperto piaceri che erano li, solo da far emergere.
Non tutti però. Alcuni sono semplicemente sopravvissuti. Anche i bulli, perché vi assicuro che il senso di colpa se si diventa adulti consapevoli è una tortura.
In qualunque ruolo vi siate ritrovati, ad oggi l’importante è aver compreso che nei kink consenso e sicurezza sono alla base del piacere condiviso giocato in maniera sana.
E che il bullismo grande piaga della nostra società, con il piacere non centra assolutamente nulla.
Non ho nessuna competenza in niente. Non ho le idee chiare nemmeno io.
Il quesito è interessante ed interessante è approfondirlo.
Ma in questo approfondimento ci sono solo le mie esperienze vissute e il modo in cui io le ho vissute.
Stop. Porto alla luce quello che penso senza nessun riscontro.
Quindi non psicoanalizzate ogni cosa che dico, non prendetela per buona, semplicemente qui è un invito al ragionamento.
L’argomento è alquanto delicato. Lo era e lo è oggi e credo che lo sarà sempre.
Dovete anche ricordavi prima di leggere o ascoltare che io parlo degli anni 90.
La mia adolescenza.
Veniamo adesso all’argomento vero e proprio.
Bullismo e kink sono correlati?
In che modo aver subito bullismo condiziona la vita sessuale futura e in particolare i kink?
E davvero li condiziona?
E' una domanda che è nata da una conversazione privata con uno di voi, dopo che la persona in questione ha ascoltato il podcast “quel colpo che non ti aspetti” che racconta di un calcio nelle balls che ho tirato a un ragazzino che mi bullizzava.
Non ho mai fatto mistero del fatto che di bullismo ne ho subito e non poco.
Quello che ancora mi fa vergognare è essere stata per un periodo io stessa la bulla.
Mi spiego meglio e ve lo faccio capire con un esempio.
Avete presente quando qualcuno viene bullizzato e intorno ci sono persone che magari indicano, ridono o semplicemente non aiutano?
Ecco dopo essere stata bullizzata sono diventata per un periodo una di quelle persone.
Da adulta sono profondamente cambiata ma ancora mi vergogno di aver avuto quegli atteggiamenti, mi fanno ancora sentire molto colpevole e forse è giusto così. E' bene che io non dimentichi.
Da adulta ho scelto di non affondare chi sta già affondando, perché anche il comportamento di un osservatore può avere effetto su un bullizzato ve lo assicuro. E se per caso mi capita di reiterare gli stessi comportamenti di quando ero ragazzina, mi prendo a schiaffi da sola.
Ho parlato diverse volte del fatto che spesso, soprattutto alle scuole medie sono stata bullizzata.
E' successo anche alle scuole superiori ma meno.
Le scuole medie per me sono state terribili.
Ma non è una giustificazione per quello che non dovevo fare.
Cercavo di sopravvivere ma lo facevo nel modo sbagliato.
Il bullismo soprattutto se continuato nel tempo, se è costante, se è pesante, ti lascia segni così profondi e traumi così devastanti che è davvero difficile uscirne.
Pensate che io sia esagerata?
Allora immaginate questo.
Da adulti quando ormai ne siete distanti, quando non ci pensate più, quando siete tranquilli su una spiaggia a divertirvi, prendere il sole in costume e tutte le cose che si fanno in estate, quando siete nel pieno della vita e della voglia, vi alzate perché volete andare a prendervi qualcosa al bar, siete sicuri di voi, ma qualcuno alle vostre spalle ride.
Quella risata la senti e razionalmente lo sai che non è per te, lo sai che nessuno ti sta prendendo in giro, lo sai che l’ultima preoccupazione del mondo è prestare attenzione a te, eppure… in un secondo sei di nuovo quella ragazzina di 13 anni che viene bloccata, schernita, umiliata.
Il corpo si blocca, la mente si paralizza e pensi solo “ridono di me”.
Ma non è vero e lo sai che non è vero ma non puoi combattere la paura che ritorna devi solo lasciarla passare.
Dura un secondo il terrore, nessuno se ne accorge ma dura un’eternità il ricordo che porta con sé. E aggiungi ancora un altro episodio alla lista.
E non te ne capaciti perché la sera, il mattino dopo, il pomeriggio e per qualche giorno seguente ancora sei a li a chiederti “ma se invece ridevano di me?”.
E si può così dire , be che te ne frega.
Intendiamoci, è il terrore, la paura che paralizza, non chi lo fa o il fatto che sia reale o no.
Questi sono i segni che il bullismo ha lasciato in me.
Niente è visibile, ma l’anima sembra essere sprofondata in un abisso da cui per l’ennesima volta deve lentamente risalire.
E ogni volta quell’abisso sembra sempre più profondo.
Uno dei motivi per cui ho pensato spesso di farla finita, uno dei motivi dei miei falliti tentati suicidi è stato sicuramente il bullismo.
Non mi è difficile parlarne ora, ma all’epoca non sono mai riuscita a chiedere aiuto.
E nemmeno avrei saputo a chi chiederlo.
Questo per darvi un’infarinatura e farvi capire cosa è stato il bullismo per me.
Ora torniamo alla domanda principale.
I kink.
Partirei cercando di identificare quali possiamo trovare nel bullismo, usati in modo tossico e negativo ovviamente, e, credo non serva nemmeno scriverlo, usati in maniera non consensuale ma intenzionale.
Il bullo mira a ferire, denigrare. Nei kink si ricerca piacere mi pare ovvio.
Sicuramente c’è di base l’essere dei sadici.
Un bullo è sadico. Ho visto e subito cose fatte non da un gruppo ma da una sola persona di una sadicità allucinante.
Un ragazzino che trae piacere nel tormentare in modo ripetuto nel tempo sia verbalmente che fisicamente un coetaneo è sadico senza ombra di dubbio a meno che non sia sotto minaccia.
Ma li vedi subito quelli che godono del male che fanno e quelli che invece non vorrebbero.
E si è inutile che continuiamo a pensare che i teneri piccoli mocciosi siano angeli.
Sanno essere dei diavoli altroché, specie nell’età 10/15.
E traggono piacere dal dolore che infliggono. Peccato sia un piacere senza consenso.
Per esempio nel racconto che ho fatto, il diavolo sono stata io e io ho goduto, in maniera simbolica ovviamente. Tirare quel calcio mi ha dato potere, anche se è stata una difesa. Per un attimo ho avuto io il potere e inutile negarlo mi è piaciuto. Il kink è nato così visto che non era il mio primario? Può essere ma non ho la certezza.
La dinamica che troviamo è tipica nel bdsm. Controllo e potere.
Sono stata umiliata e volevo umiliare con l’intento di ferire e far male ma solo a colui che mi aveva ferito. Inizialmente i miei pensieri erano questi. Umiliare chi mi umiliava. Poteva essere un calcio, poteva essere schiacciarli sotto i piedi. Ma non solo, anche pensare di riuscire a reagire, cosa che avveniva di rado.
Invece al contrario può essere che la vulnerabilità di chi subisce angherie crei poi dei masochisti?
Come ho già raccontato ho visto dei ragazzini che non si sottraevano alle angherie anche quando avrebbero potuto farlo.
Ma potrebbe essere la paura che paralizza.
Io all’inizio mi paralizzavo poi ho affinato le tecniche e prendevo le mie precauzioni.
Ma ce ne erano alcuni che ricadevano nella stessa trappola volta dopo volta. Senza che le trappole cambiassero. Per cui ad un certo punto ho avuto il dubbio. Non che piacesse essere bullizzati intendiamoci, ma che alcuni comportamenti sadici provocassero un piacere masochistico e da qui il desiderio di ripeterlo.
Esempio che avevo già fatto, un ragazzino non si sottraeva mai a delle ragazzine che lo colpivano dove non batte il sole. Non se ne andava nemmeno quando a loro non interessava più.
Quindi o è la paura ( sei paralizzato, minacciato e cose così) o è altro ma non avremmo mai modo di saperlo.
Altra componente, definiamola sessuale, tipica dei bulli è quella di denudare ( magari non completamente) la vittima. Spero ad oggi non capiti più ma vi assicuro ai miei tempi accadeva. Il bullizzato si sente più esposto, più vulnerabile. Anche qui siamo in controllo e potere.
Prendere oggetti personali, capitava con le calzature prevalentemente ( e qui ci si pone la domanda perché le scarpe? Solo perché sono facili da togliere? Oppure c’è altro?) o zaini, borse, romperli oppure aprirli e gettare le cose in mezzo alla strada.
Negli anni 90 fortunatamente non c’era internet. Soffro davvero per gli adolescenti bullizzati oggi che oltre a quello che devono subire, si ritrovano a essere derisi anche sui social o peggio. Non posso immaginare quanto sia devastante.
Non c’era il sexting (invio di messaggi, foto, audio o video sessualmente espliciti tramite dispositivi digitali) non c’era il reveng porn.
Era un incubo ma un incubo diverso. Il tuo nome magari lo trovavi scritto su un muro accanto a parole spregevoli ma almeno sotto quell’aspetto finiva li.
Il problema era ritrovarsi i bulli ovunque, scuola, oratorio, sport in un piccolo paese erano sempre gli stessi.
Non avevi mai pace.
Altra arma usata per infliggere dolore fisico erano tagli e fuoco. Per cui non venite a dirmi che non erano dei sadici e che “stavano solo scherzando”.
I bulli sanno bene quello che fanno e lo fanno con sadico piacere.
Altro aspetto da considerare è l’isolamento che il bullismo crea.
Quella voglia di chiudersi in casa, di sparire in un angolo remoto del pianeta. Se sei bullizzato sei solo anche a scuola, almeno per me era così. L’umiliazione è pubblica se così si può dire e nessuno vuole starti vicino perché nessuno vuole rischiare di diventare come te. E’ un dolore nel dolore.
Da un articolo di cui poi vi lascio il link
“il bullismo è un termine improprio meglio sarebbe parlare di atti di sadismo. Infatti se fosse solo l’esigenza di protagonismo a motivare l’azione del bullo, nel momento in cui egli si rende conto del dolore recato alla vittima, si fermerebbe. Ma spesso sappiamo che l’atto di bullismo è sadismo vero e proprio in quanto è vedere la paura nell’altro, la sua sofferenza, la sua sottomissione, che viene vissuta come resa incondizionata e assoggettamento, a provocare il piacere: il piacere di infliggere una sofferenza. Ecco che dovremmo cominciare a riflettere sul sadismo ed individuare dove questo atteggiamento e questo modo di vedere e di sentire si manifesta nella cultura come elemento formatore della personalità.”
Esattamente da questo dovremmo partire. Cominciare ad ammettere che la maggior parte dei bulli sono dei sadici che andrebbero curati per il loro bene anche s’intende.
“Ciò che subisce la vittima quindi non è banalmente “una presa in giro”, ma una violenza che penetra molto più profondamente. Il bullo sceglie come preda chi è più facile da sottomettere, ossia che ha già il sentimento di appartenenza ferito e che quindi è più vulnerabile. L’atto di violenza nei suoi confronti va proprio ad allargare questa ferita. Quindi il vissuto di impotenza e di squalificazione lo porterà a credere a ciò che gli viene detto/fatto vivere dai “sadici bulli”. E questo sentimento di squalificazione può perdurare per tutta la vita.
Oltre alla violenza, che può subire sul piano fisico, c’è quella sul piano psicologico, in quanto viene colpita e lesa l’identità soggettiva. Questo rende particolarmente perversa l’azione dei ragazzi aggressivi. Il rapporto tra carnefice e vittima è sempre un rapporto di sottomissione, dove la vittima alla fin fine sente quasi come giusta l’azione aggressiva nei suoi confronti: è la sottomissione al potere.”
C’è poi chi riesce ad uscirne e anche a riscattarsi fortunatamente ma bisogna anche tenere conto di tutti quelli che non ce la fanno e ancora dopo anni ne soffrono.
“chiamare bullismo questo fenomeno è improprio e riduttivo. Purtroppo la presenza nella nostra società e delle ultime generazioni di forme di questo genere ci dice quanto nelle profondità della psiche siano ancora vive le forme archetipiche dell’uomo primitivo sadico ed aggressivo. Il problema si fa ancora più evidente oggi data la disponibilità di mezzi potenti a cui possono accedere personalità violente.”
In questo trafiletto c’è una verità che fa paura. Mi permetto una riflessione. In una società civile, come è giusto che sia, da adulti, il sadico aggressivo non può e non deve permettersi di toccare un altro essere umano senza il suo consenso. Se lo tormenta, se lo tortura, anche solo verbalmente paga delle conseguenze, anche con la legge e in società.
Insomma sappiamo che è un comportamento punibile.
Ma l’adolescente? Può essere un sadico aggressivo quasi nella totalità dei casi senza preoccuparsi di nulla. Chi si prende la responsabilità per le vittime che poi magari sviluppano depressione, pensieri suicidi?
Quante volte è già capitato e quante volte capiterà.
Il bdsm è un modo di vivere la sessualità in cui un sadico e un masochista si incontrano per piacere e consensualmente vivono ciò. Nella loro intimità. Senza ferire e far del male a nessuno, Eppure è quasi ancora un tabù, ci si preoccupa di queste pratiche che chissà mai cosa nascondono.
Ma non ci si preoccupa di ragazzini sadici e aggressivi che fanno cose orribili con l’intento di ferire perché in fondo “sta scherzando”.
Non ci preoccupa di uomini adulti che riversano rabbia frustrazione sui social denigrando e offendendo, quello forse non è bullismo?
Ci sarebbe molto su cui ragionare perché ho idea che stiamo prendendo una direzione non proprio corretta e le vittime ahimè continueranno a esserlo per molto tempo ancora, con poca possibilità di difesa.
E non sono paragoni sia chiaro, ma solo uno sguardo ai fatti che comunque sono questi non si scappa.
Questo è, perdonatemi, lo schifo che aspetta le nuove generazioni poveri loro!
Negli anni 90, alla mia epoca, oddio mi sento vecchia, lo potevo anche capire che non significa giustificare, il mondo era diverso, ma siamo nel 2026 nulla di tutto questo è più accettabile.
Concludendo e riprendendo i kink.
Credo che il percorso per ognuno di noi sia diverso. Bullismo e kink non potrebbero essere più distanti nonostante le cose in comune.
Probabilmente qualche bullo o bullizzato ha compreso il proprio kink in quegli anni, o ha scoperto piaceri che erano li, solo da far emergere.
Non tutti però. Alcuni sono semplicemente sopravvissuti. Anche i bulli, perché vi assicuro che il senso di colpa se si diventa adulti consapevoli è una tortura.
In qualunque ruolo vi siate ritrovati, ad oggi l’importante è aver compreso che nei kink consenso e sicurezza sono alla base del piacere condiviso giocato in maniera sana.
E che il bullismo grande piaga della nostra società, con il piacere non centra assolutamente nulla.
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