Diaper e solitudine

 




Qualche giorno fa nei dm ricevo questa domanda.
“quanto legame c'è tra il pannolone e il senso di solitudine”.
Ora con il mio ciuccio in bocca proviamo a pensare.
Cosa significa per una persona adulta indossare un pannolone non per bisogno reale ma per volontà?
Cosa significa per una persona adulta usare un pannolone non per bisogno reale ma per volontà?
Avendolo provato ( anche se per poco) posso con certezza dire che c'è una grossa differenza tra indossare e usare.
Si delineano emozioni e sensazioni completamente diverse.
Lo definirei una protezione se lo indosso.
Lo definirei un caldo abbraccio se lo indosso e lo uso.
Lo definirei una coccola indossarlo, usarlo e tenerlo.
Non so però cosa significa essere un dl in solitaria avendolo io usato in un gioco a due.
Il pannolino sopperisce alla solitudine che ci portiamo dentro?
La mia risposta è assolutamente si.
Il pannolino è un feticcio complesso e ricco di emozioni.
Ci riporta a quando non potevamo mai essere lasciati soli, ci riporta a quando eravamo il centro dell'attenzione di qualcuno.
Ci riporta in un mondo in cui le responsabilità non erano nostre e del mondo là fuori non ci importava, gli altri ci pensavano.
Scuramente nel nostro profondo quei momenti che nemmeno ricordiamo, o almeno non con precisione, ci mancano molto di più rispetto a momenti vissuti pienamente.
Ci riporta in un mondo in cui i bisogni più intimi che da adulti richiedono pudicità e riservatezza erano condivisi e non creavano vergogna.
Il pannolino è una consolazione, è di conforto, ci offre quel bellissimo momento lontano dalle brutture del mondo esterno.
Riempie un vuoto molto spesso.
Ti permette di crearti uno spazio in cui non pensi.
Io e il mio pannolino non esiste altro.
Ci contiene, ci avvolge, ci protegge.
Nessuno si prende cura di me? Il pannolino lo fa.
Concludo.
L'autore di questa domanda ha scritto questa specie di “elogio al pannolino” se così lo vogliamo definire.
Io non voglio che il pannolone si fermi all'ombelico, o addirittura prima. Non voglio che si fermi così basso sulla schiena: dovrebbe arrivare, almeno, alle scapole. Mi sembra la cosa più normale del mondo, non capisco proprio come chi progetta e costruisce i pannoloni non ci sia ancora arrivato. Ma secondo loro il pannolone serve (solo) a farmi fare la pipì addosso in santa pace? Il pannolone mi serve per consolarmi, per farmi sentire accolto e abbracciato, e quando mai un abbraccio avvolge così poco? Solo l'area del bacino, senza toccare il cuore, quasi a volersi fare discreto?
Va bene, forse sto un po' esagerando, mi piace farmela addosso, mi piace poter mettere il pannolone sotto i vestiti, mi piace sentirmi protetto senza che gli altri vedano e sappiano nulla. Però c'è un'altra cosa che è evidente, il pannolone per me è anche uno stucco contro la solitudine: tappa quei momenti in cui vorresti qualcuno accanto. Potrebbe essere qualcuno che si prende cura di te, e che quindi quel  pannolone te lo cambia senza che tu debba pensarci, facendoti sentire tutto l'affetto che solo un gesto così intimo e disinteressato può trasmettere, oppure potrebbe essere qualcuno che con cui stai bene alla pari, qualcuno che non ti fa pensare al brusio di sottofondo della vita, sia esso rappresentato dalla rottura di scatole del domani lavorativo o dal dover andare in bagno e interrompere la cosa più divertente del mondo. 
Va bene, forse sto un po' esagerando, mi piace farmela addosso, mi piace poter mettere il pannolone sotto i vestiti, mi piace sentirmi protetto senza che gli altri vedano e sappiano nulla. Però c'è un'altra cosa che è evidente, il pannolone per me è anche uno stucco contro la solitudine: tappa quei momenti in cui vorresti qualcuno accanto. Potrebbe essere qualcuno che si prende cura di te, e che quindi quel  pannolone te lo cambia senza che tu debba pensarci, facendoti sentire tutto l'affetto che solo un gesto così intimo e disinteressato può trasmettere, oppure potrebbe essere qualcuno che con cui stai bene alla pari, qualcuno che non ti fa pensare al brusio di sottofondo della vita, sia esso rappresentato dalla rottura di scatole del domani lavorativo o dal dover andare in bagno e interrompere la cosa più divertente del mondo. Ma se queste persone non ci sono (o, si spera, quando queste persone non ci sono), allora il pannolone dev'essere cambiato il meno possibile, deve abbracciare, dev'essere grande, tanto da ricordarci sempre che, anche se siamo soli, lui è sempre lì. Quando siamo soli, senza nessuno che si prende cura di noi, il pannolone deve fare tutto: abbracciarci, tenerci caldi, darci una fiducia incrollabile, tenerci vicino tutta la cacca e la pipì che facciamo, sia mai che scappi anche quella. Oppure deve permetterci di non pensare a niente, neanche a lui, se è tutto vuoto com'è vuota la solitudine, se non ci dev'essere affetto, divertimento, aspettativa, allora che ci venga tolta anche qualche fatica del quotidiano, che il pannolone ci lasci abbandonare alla parte più dolce, incosciente e onirica della solitudine. Allora che ci faccia compagnia facendoci sentire un po' meno soli e un po' più sicuri nell'affrontare la vita, perché se la dobbiamo affrontare da soli, dobbiamo essere nella versione più forte, sicura e figa di noi, e per tutte e tre queste caratteristiche c'è bisogno di un pannolone grosso, pesante e inscalfibile come un'armatura. Perché se non c'è nessuno di così vicino alla nostra intimità ad accompagnarci in quel momento, allora noi dobbiamo essere liberissimi di affrontare il mondo come se pisciarci addosso, rottura di scatole tanto lieve quanto profondamente intima, fosse il più grande dei privilegi.”


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