La vendetta - racconto solletico di serpico80
Allora, questo racconto non è mio, come da titolo ed esattamente come l'altro scritto dalla stessa persona, è molto, quasi troppo romanzato.
Mi ritrovo in questo tipo di racconti perché sono identici alle mie fantasie dove romanzo tutto e la trama è scandita dalle parole vergogna, imbarazzo, umiliazione. Un continuo ripetersi. Come noterete qui ci sono parole che ritornano in continuazione. Scrivo le mie fantasia ma non mi piace pubblicarle perché diventano come questo racconto dove c'è tutto e niente perché si va di fantasia.
Insomma se volete lo leggete e poi mi dite.
Non ho cambiato niente né corretto nulla perché non si può. E' "partorito" così e tale resta.
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La stanza era avvolta nel silenzio, rotto solo dal suono della pioggia che batteva contro le finestre. Al centro della stanza, una giovane donna di 22 anni, dai capelli scuri e gli occhi penetranti, si stagliava contro il buio della notte. Era Cristina la sorella maggiore, un'ombra di rabbia e vendetta che si ergeva sopra il suo fratello minore di 17 anni Daniel.
Il ragazzo, pallido e tremante di fronte alla furia della sorella, cercava disperatamente di trovare una via di fuga. Ma era troppo tardi. Aveva commesso un errore imperdonabile, qualcosa che aveva scatenato la tempesta che ora lo circondava.
Era stato un momento di debolezza, una decisione frettolosa che avrebbe cambiato per sempre la dinamica tra loro due. Il ragazzo aveva infranto la fiducia della sorella, tradendo il loro legame fraterno in un momento di pura follia.
E ora, Cristina aveva deciso di infliggere al fratello una punizione che avrebbe segnato per sempre il loro rapporto. Con abilità spietata, lo aveva legato al letto, ignorando le sue suppliche e le sue urla di terrore. Era stata una lotta disperata, ma la determinazione della ragazza era stata più forte, e ora Daniel si trovava completamente a sua merce.
E così, nel cuore della notte, la vendetta della sorella maggiore si stava compiendo, mentre il fratello minore era destinato a subire ogni singola conseguenza delle sue azioni. Era un inizio oscuro per una storia di rancore e redenzione, dove il tormento e il dolore avrebbero lasciato un segno indelebile nel loro legame familiare.
"Ti piace?" chiese con un sorriso sardonico, ignorando le suppliche del fratello. "Aspetta solo un attimo, ti farò impazzire."
Le risate maligne della ragazza riempirono l'aria mentre si preparava a infliggere al fratello un trattamento che non avrebbe dimenticato facilmente. Senza pietà, iniziò a solleticarlo alle costole con movimenti rapidi e implacabili.
Le risate isteriche di Daniel si mischiarono con le sue urla di tormento mentre cercava disperatamente di sfuggire al contatto delle sue mani. Ma la ragazza non si fermò, continuando a solleticarlo senza sosta, godendo della sua sofferenza e del suo disorientamento.
"Che succede, piccolo fratellino?" chiese con tono beffardo, ignorando le sue suppliche. "Non ti piace essere al centro dell'attenzione? Ecco, te ne darò abbastanza da non desiderarlo mai più."
Le sue parole erano cariche di malizia mentre continuava il suo attacco implacabile alle costole del fratello. Il suo riso diventava sempre più stridente, mentre il ragazzo lottava disperatamente contro le sue legature, cercando invano di liberarsi dalla sua prigionia.
La stanza era riempita dalle risate maligne della ragazza e dalle urla di tormento di Daniel, una sinistra sinfonia di dolore e vendetta che continuava a crescere in intensità. E per il fratello, il calvario era appena cominciato.
Le suppliche del ragazzo riempivano l'aria, un coro disperato di richieste di pietà mentre Cristina implacabile continuava il suo attacco senza tregua. Con ogni colpo di solletico, le sue suppliche diventavano sempre più frenetiche, i suoi occhi imploranti fissavano la sorella con un misto di terrore e disperazione.
Ma la ragazza non si fermava, continuando il suo cammino verso le ascelle del fratello con un sorriso diabolico sulle labbra. Con movimenti rapidi e decisi, solleticava la pelle sensibile sotto le ascelle, godendo del suono delle sue risate miste alle sue suppliche.
"GHIRIGHIRIGHIRI," cantilenava la ragazza con voce beffarda, accompagnando il suo solletico con versi maliziosi che aumentavano la sua sensazione di potere. Il fratello si contorceva e si dimenava sotto il suo tocco implacabile, ma era inutile; era completamente a merce della sua vendetta.
Le risate di Cristina echeggiavano nella stanza, mentre Daniel continuava a supplicare per una tregua che non arrivava mai. La sua voce si spezzava dal dolore e dalla disperazione mentre cercava disperatamente di resistere al tormento inflitto dalla sorella.
Il ragazzo era disperato, il viso arrossato e bagnato di lacrime mentre implorava la sorella di fermarsi. Le sue suppliche erano strozzate, le parole si spezzavano tra i singhiozzi e il suono del solletico che lo rendeva quasi incomprensibile.
"Per... pietà... st... st... f-fermati," balbettava, le labbra tremanti incapaci di pronunciare chiaramente le sue parole. "N... non... posso... p-più..."
Ma la sorella era ancor più divertita dalla sua disperazione, il suo riso diventava sempre più stridente mentre aumentava l'intensità del solletico. Sentiva il potere scorrere attraverso di lei, alimentato dalla sua vendetta e dalla sofferenza del fratello.
Le urla del ragazzo si facevano sempre più strazianti, mentre implorava con voce strozzata di essere risparmiato. "Mi... mi... sto... per... pisciare... addosso," singhiozzava disperato, il terrore dipinto chiaramente sul suo volto.
Ma la sorella non mostrava alcuna pietà, continuava il suo attacco implacabile con sadica soddisfazione. Ogni singolo tocco, ogni singolo solletico, era una punizione per l'orrore che il fratello aveva commesso, e la ragazza non aveva intenzione di fermarsi fino a quando non avesse sentito che il suo debito di vendetta era stato saldato.
E così, nel fragore delle risate maligne della ragazza e delle urla di tormento del fratello, il calvario continuava, senza fine in vista.
Cristina, con uno sguardo che oscillava tra il folle e il divertito, decise improvvisamente di interrompere il solletico, godendo della disperazione dipinta sul volto del fratello. Si avvicinò lentamente ai suoi piedi legati, il sorriso beffardo ancora danzante sulle sue labbra.
Il ragazzo si agitava seriamente, il petto che si sollevava rapidamente mentre cercava di riprendere il fiato dopo l'agonia del solletico. Implorava con voce spezzata e tremante, le parole quasi incomprensibili tra i singhiozzi di terrore.
"Per favore... basta... ti prego..." balbettava, gli occhi sbarrati fissi sulla sorella in una mescolanza di terrore e supplica.
Ma la ragazza era determinata a continuare il suo tormento. Con movimenti deliberati, si chinò verso i piedi del fratello, godendo del senso di potere che la sua disperazione le dava. Lentamente, con una lentezza crudele, iniziò a sfilarli le calze, rivelando i piedi vulnerabili e delicati del fratello.
"Preparati," sussurrò con voce carica di malizia, annunciando l'atroce solletico che stava per venire. Era un momento di pura soddisfazione per la ragazza, un'opportunità per infliggere al fratello un'agonia ancora più profonda, un'altra tappa nella sua vendetta implacabile.
Il ragazzo tremava di paura mentre guardava la sorella avvicinarsi ai suoi piedi, sapendo cosa l'attendeva ma incapace di fare altro che supplicare per clemenza. Ma per la ragazza, non c'era pietà né compassione, solo il desiderio di far pagare al fratello per le sue azioni riprovevoli.
E così, nel silenzio carico di tensione della stanza, la ragazza si preparò a infliggere al fratello un altro round di tormento implacabile, determinata a farlo pagare per ogni singola lacrima di vergogna e dolore che aveva causato.
Il ragazzo, ormai al limite della sua resistenza, supplicava la sorella in lacrime, implorandola di risparmiarlo dall'atroce solletico ai piedi. Le sue parole erano rotte dai singhiozzi, il terrore dipinto chiaramente sul suo volto mentre cercava disperatamente di negoziare la sua libertà.
"Ti prego... non posso resistere ai piedi... mi piscerò addosso... non posso farlo..." singhiozzava, le lacrime scivolavano giù per il suo viso, mescolandosi con la vergogna e l'umiliazione che provava.
Ma la sorella, sadica e determinata a infliggere al fratello ogni briciola di sofferenza, ignorava le sue suppliche. Con un sorriso malizioso, iniziò a solleticarlo senza pietà, godendo del suo potere su di lui mentre lo umiliava ulteriormente con versi provocatori.
"Pssss... psssss..." sussurrava la sorella con voce beffarda, mentre le sue dita danzavano lungo la pelle sensibile del fratello. "Che cosa succede? Hai paura di pisciarti addosso? È troppo tardi per te..."
Il ragazzo si contorceva e si dimenava sotto il solletico implacabile, le sue urla strozzate dalla vergogna e dal terrore che lo avvolgevano. Sentiva il suo corpo tradirlo, la minaccia imminente di umiliazione aggiungeva un ulteriore strato di agitazione alla sua già precaria situazione.
Il suo respiro diventava sempre più affannoso, il panico montava dentro di lui mentre cercava disperatamente di resistere alla marea di sensazioni travolgenti. Ma per il ragazzo, non c'era scampo; era completamente a merce della sua sadica sorella, destinato a subire ogni tormento che lei avesse deciso di infliggergli.
Il solletico continuava senza tregua, le dita agili di Cristina danzavano lungo la pelle sensibile del ragazzo, provocando risate isteriche e spasmi convulsi. La ragazza rideva sadicamente mentre continuava a umiliare il fratello, godendo del potere assoluto che aveva su di lui.
Il ragazzo, in preda al terrore e alla vergogna, sentiva di non poter più resistere. La sua volontà era spezzata, il suo corpo tormentato oltre ogni limite umano. E poi, nel momento più umiliante, successe.
Una larga chiazza si allargò sui suoi jeans, mentre il suo corpo tradiva la sua umiliazione più profonda. Il ragazzo sentì il calore vergognoso dell'urina scivolargli lungo le gambe, mentre la vergogna lo sommergeva completamente.
La sorella continuava a ridere, il suono della sua risata tagliente risuonava nella stanza, amplificando il senso di disperazione del fratello. Il suo riso era un'ulteriore umiliazione, una conferma del potere assoluto che aveva su di lui.
Il ragazzo si sentiva distrutto, una vittima impotente della vendetta crudele della sua stessa sorella. Era stato ridotto a uno stato di vergogna e disperazione, e sapeva che non c'era via d'uscita da questa prigione di tormento che la sorella aveva creato per lui.
E così, nel silenzio pesante della stanza, il ragazzo si trovava solo con il peso della sua umiliazione, mentre la sorella continuava a godere del suo dolore e della sua disperazione. Era un momento di pura vittoria per lei, una dimostrazione del suo potere incontrastato sulla sua vittima.

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